Il Tirreno

Pontedera

Paolo corre oltre i suoi limiti cento chilometri in 16 ore col tifo degli “angeli in auto”

Marco Sabia
Paolo corre oltre i suoi limiti cento chilometri in 16 ore col tifo degli “angeli in auto”

Borgherini ha partecipato all’ultramaratona da Firenze a Faenza «Erano al mio fianco quando ero solo: senza di loro non ce l’avrei fatta» 

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L’IMPRESA

Quando si affronta una corsa “fuori dal comune”, il primo pensiero va al film del 1994 Forrest Gump, diretto da Robert Zemeckis, interpretato da Tom Hanks e premiato con sei Oscar. Ad un certo punto il protagonista inizia a correre: prima fino alla fine della strada, poi fino alla fine della città e alla fine per tutta l’America. Ora, la corsa di Forrest è mitologica, epica: quella del fucecchiese Paolo Borgherini, invece, è stata “lucidamente folle”. Borgherini, infatti, ha portato a termine la “100 chilometri del Passatore”, l’ultra maratona che da Firenze porta a Faenza.

Borgherini, responsabile della divisione ceramica di una multinazionale, c’ha messo 16 ore, 6 minuti e 8 secondi. Partito alle 15 di domenica, è arrivato alle 7 del mattino di lunedì a Faenza. Una pazzia, una sfida che Borgherini aveva lanciato a se stesso e che alla fine ha vinto. Borgherini a Fucecchio lo conoscono tutti: figlio dell’orefice Giorgio, ha una grande passione per il teatro (recita con “Gli amici del Poggio”) ed ha inanellato anche alcune apparizioni televisive, ad esempio a Forum. Nel 2014 si è avvicinato alla corsa anche se – come ammette – non ha il fisico da maratoneta. Ma non avere le sembianze del keniano d’ebano di turno ha reso la sua sfida ancora più affascinante: «Tutto sta nel quanto sei competitivo con te stesso, se non fai uno scalino a livello di testa non puoi farcela. Ci sono i professionisti ma ci sono anche gli amatori, che secondo me fanno qualcosa di incredibile, tenendo conto che lavorano dalla mattina alla sera e poi vengono a fare 100 chilometri. Sono esperienze che ti lasciano insegnamenti incredibili: parti e sai che devi affrontare un chilometro alla volta, un metro alla volta quando stai per mollare. È la metafora della vita». Sì, perché secondo Borgherini, classe 1982, corse del genere ti insegnano a superare i tuoi limiti: «In certi momenti ti trovi solo, nel buio vedi solo le luci degli altri concorrenti; ascolti i fiumi, i suoni e il tuo corpo, pensi ai mostri che hai dentro: godi a star solo con te stesso. E poi – quando hai finito – pensi a cosa hai raggiunto e capisci che se ragioni passo dopo passo ogni obiettivo è raggiungibile». Grazie, però, ad un lavoro di squadra, a partire dall’amico Giacomo Bandini ( arrivato un’ora e mezzo prima) e finendo coi suoi “angeli in macchina”, che l’hanno seguito durante il percorso: Gianluca Banchini, Roberto Magi e Filippo Ciampalini. «Tre persone hanno sacrificato 2 giorni della propria vita per seguirmi: quando ero solo qualcuno scendeva e camminava o correva con me, senza di loro non sarei mai arrivato». Alla fine, invece, non ha seguito l’esempio di Forrest che, come era partito, si è fermato. Dopo 16 ore, dopo aver attraversato la notte di corsa, al traguardo la lucida follia ha prevalso su qualsiasi razionalità. Passo dopo passo, chilometro dopo chilometro. —

Marco Sabia

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