Il Tirreno

Pontedera

violenza e disagio psichico 

Fece più volte sesso con un bimbo: assolto

Pietro Barghigiani
Fece più volte sesso con un bimbo: assolto

Riconosciuto il vizio di mente per l’accompagnatore sugli scuolabus. Dubbi in aula sull’invalidità, ridotta in un anno del 30%

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«Non si rende conto di quello che gli è successo, né di cosa viene accusato. Ha un deficit mentale grave con un quoziente intellettivo di un bimbo di 6 anni».

La deposizione della consulente della Procura, la psicologa Donatella Raspaolo, è stata sufficiente per arrivare a una sentenza di assoluzione per vizio totale di mente.

Lui, 32 anni, all’epoca dei fatti accompagnatore volontario sugli scuolabus in un comune della Valdera, non era presente in aula. A settembre fu arrestato per violenza sessuale aggravata nei confronti di un bimbo di 8 anni che aiutava nei compiti. Rapporti ripetuti in casa, anche in presenza in un’altra stanza del cugino della vittima.

La sentenza è arrivata in tarda mattinata. Il presidente del collegio Luca Salutini (a latere Dani e Grieco) ha impiegato pochi minuti per arrivare al verdetto che accoglie la richiesta della difesa (avvocati Daniela Rondoni e Gino Doveri). Pm in aula Egidio Celano e parte civile in rappresentanza dei genitori l’avvocato Valentina Abu Awwad.

Non erano in contestazione i fatti che portarono i carabinieri ad arrestare il volontario. Il nodo da sciogliere era se l’imputato era in grado di stare in giudizio. Rendersi conto di cosa aveva fatto e capire le accuse. Per il consulente della difesa l’incapacità di intendere e volere era totale. Diagnosi su cui ha concordato anche la consulente della Procura. Di qui un’assoluzione che rimuove ogni responsabilità di rilievo penale a carico del 32enne. Ma che apre uno spunto di riflessione emerso nel corso della testimonianza della psicologa.

Se l’imputato è stato dichiarato affetto da vizio totale di mente per quale motivo svolgeva il servizio, da volontario, di accompagnatore sugli scuolabus?

«Nel tempo la posizione della famiglia è sempre stata oscillante tra chiedere ausilio per la condizione del ragazzo e dargli l’opportunità di rendersi un minimo autonomo – ha spiegato la psicologa –. Il suo deficit non può migliorare. Eppure ho trovato un documento in cui viene dichiarato invalido al cento per cento. Poi un anno dopo si passa al settanta per cento». Sul punto la parte civile ha messo in dubbio la veridicità dell’atto che “retrocede” l’invalidità del giovane.

«È un documento che non ho firmato io» ha alzato le mani la psicologa come a voler prendere le distanze da una certificazione “benevola” che in qualche modo ha consentito al 32enne di entrare nel mondo del volontariato svolgendo piccoli compiti.

La vicinanza ai bimbi si è rivelata fatale per l’imputato, definito irrecuperabile che nel suo mondo non sa neanche di essere stato arrestato.

Sa solo che deve stare in casa perché «un ambino dice cazzate sul suo conto» ha risposto alla psicologa. Tutto il resto gli è ignoto. —





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