Il Tirreno

Pontedera

A 97 anni va dal sindaco per festeggiare il bis «Non ho dormito, facevo il tifo per te»

Marco Sabia
A 97 anni va dal sindaco per festeggiare il bis «Non ho dormito, facevo il tifo per te»

Fuori programma durante l’intervista al sindaco di Fucecchio appena rieletto: «I miei avversari pensavano a deridermi mentre io parlavo con la gente» 

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sorprese e progetti

Sembrava un “Dead Man Walking”, politicamente parlando. Fucecchio era uno di quei Comuni più desiderati dal centrodestra e più in bilico per il governo di centrosinistra. E invece altro che “uomo morto che cammina”: Alessio Spinelli è stato rieletto col 59% dei voti, poco meno del 60% di 5 anni fa. Ha perso un consigliere rispetto al 2014, quando però il Pd di Renzi era sulla breccia dell’onda. Spinelli era sicuro di vincere al primo turno, quando tutti lo davano al ballottaggio. Alla fine ha avuto ragione lui. Ieri è tornato – dopo una notte di festeggiamenti – in municipio, dove ha parlato dei suoi progetti per il secondo mandato. Un’intervista “arricchita” da un fuori programma simpatico: ad un certo punto, infatti, nel suo ufficio è entrata una 97enne fucecchiese, Nadia Daddi. Che non smetteva più di abbracciarlo: «La notte prima dei risultati non ho dormito, facevo il tifo per te».

Spinelli, poco mesi fa era dato spacciato. Cosa è accaduto?

«Le altre forze politiche già esultavano e continuavano a deridermi, senza esprimere contenuti. Ho ricevuto anche insulti, di ogni tipo: noi però siamo andati avanti con convinzione. Il risultato delle Europee è un’altra cosa: un disagio generale c’è, è vero, ma a Fucecchio questo disagio è stato gestito bene a livello locale.

A Fucecchio era quasi sicuro il ballottaggio…

«Io ero sicuro di vincere: lunedì mattina alle 3, ho scritto un messaggio al segretario Pd dell’Empolese Valdelsa Jacopo Mazzantini, dicendogli che avrei vinto al primo turno».

Cosa ha fatto la differenza?

«Parlare con la gente e ascoltarla. Poi il partito ha fatto un grande lavoro, a cui si è aggiunto l’apporto fondamentale delle tre liste civiche».

Ora come riparte?

«Si riparte in continuità: penso alle scuole e all'ampliamento della media Montanelli Petrarca; le manutenzioni, ancora nelle scuole, che si terranno nel periodo estivo. Poi l’approvazione della seconda variante al regolamento urbanistico, che ci permetterà di raddoppiare la zona industriale a Ponte a Cappiano (su terreni dell’Opera Pia), attirando anche investimenti privati. Inoltre dobbiamo riorganizzare gli uffici, così da smaltire le pratiche più velocemente. Senza dimenticare la tenenza: sono iniziati i lavori, tutti possono vederlo. E stiamo anche lavorando per animare la nostra estate, insieme ai commercianti. Infine stiamo per intervenire sulla pista ciclabile alle Botteghe e sulla nuova piazza a Torre».

Ma si è lasciato un “asso” nella manica?

«La mia intenzione è continuare così, ascoltando i bisogni della gente. Se io come candidato sindaco ho preso il 60% vuol dire che la mia ricetta si può anche replicare ed esportare. Il segreto sono le persone, le loro competenze e i loro valori. Dobbiamo aiutare chi è in difficoltà, dal piccolo problema come l’erba alta o la buca in strada alla questione più delicata. Ma dobbiamo anche avere una visione sul lungo periodo, cosa che i miei avversari non hanno avuto».

C’è un problema immigrazione a Fucecchio?

«Non serve nemmeno parlarne, la risposta la potrebbero dare i nostri bambini, che nei giorni scorsi hanno disegnato un Uomo Vitruviano con le mani bianche, gialle e nere. Non è un problema».

Come vede Fucecchio fra 5 anni?

«Viva, giovane, inclusiva, fuori dagli schemi. Portare il Giro d’Italia in centro ne è stato un esempio: avremmo potuto far passare i ciclisti da fuori ma bisogna anche avere il coraggio di fare qualcosa di diverso».

Lei come si vede nel 2024?

«Ho una famiglia numerosa a cui dedicarmi. E poi ho anche un altro lavoro, come dipendente del Comune di Santa Croce. Spero soltanto – quando si concluderà la mia esperienza da sindaco – di essere ricordato dai fucecchiesi come qualcuno che ha fatto del bene alla propria città». —

Marco Sabia

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