Toscana
La promessa di Bavini «Prima vinco, poi lascio I ragazzi la nostra forza»
L’obiettivo di San Pierino è mettere le mani sul quinto cencio dopo nove anni dall’ultimo trionfo: «C’è grande euforia, ci proveremo»
cuore arancioblù
«Quando si arriva al Palio sale l’euforia: i ragazzi si divertono, in contrada arriva anche chi magari è più distaccato, l’allegria sale a mille. E poi abbiamo un esercito di giovani, la nostra vera forza». Moreno Bavini (nella foto) in contrada San Pierino è un’istituzione: c’era negli anni delle delusioni, c’è stato in quelli delle vittorie a ripetizione e c’è tutt’oggi che la contrada ha voglia di portare in sede il quinto cencio a distanza di nove anni dall’ultimo (Virginio Zedde detto “Lo Zedde” su Melanto’ de Aighenta). Bavini ha visto coi suoi occhi la crescita esponenziale di una contrada che fino ai primi anni Duemila era la cenerentola del Palio: eliminazioni in batteria e tante delusioni. Poi l’epopea del Tris d’Oro 2005-2006-2007 con Giovanni Atzeni (su Fidels), Antonio Villella (su Falco Doglia) e Alberto Ricceri (su Grein), fino al quarto trionfo di 9 anni fa dopo aver rimontato Borgonovo.
Una contrada che ha beneficiato dell’ampliamento urbanistico di una frazione che fino a 20 anni fa era di pura campagna; poi sono stati costruiti interi nuovi quartieri, i cui abitanti (padri, madri e soprattutto figli) sono diventati la nuova linfa vitale di una delle contrade ad oggi più popolose (e rumorose) di Fucecchio. San Pierino ha potuto godere dell’arrivo di una nuova generazione di bambini e poi ragazzi, col coinvolgimento delle relative famiglie.
Famosi sono i cori ispirati alla “Società dei Magnaccioni” di Lando Fiorini, gli unici che – a differenza di tante altre contrade fucecchiesi – non si ispirano alla tradizione senese. Questo perché la forza di San Pierino è sempre stata anche non prendersi troppo sul serio, non caricarsi di aspettative che spesso sono controproducenti. Nel 2005 a cavallo c’era un ragazzino di belle speranze, che all’anagrafe faceva (e fa) Giovanni Atzeni e che vinse ad appena 20 anni il Palio. La prima grande vittoria di una carriera prestigiosa per il fantino sardo-tedesco, allievo all’epoca di Luigi Bruschelli. Un’altra forza di questa contrada è la capacità di poter montare tutti i fantini, per due motivi: non c’è una rivale a disturbare e quindi chi sale a cavallo può concentrarsi solo sui propositi di vittoria. E questo è indubbiamente un valore in più, specie se si tiene conto che i big di Siena in questi anni hanno dimostrato di non volersi impelagare in questioni fra rivali, potenzialmente dannose.
La strategia è nelle mani di Daniele Cristiano, capitano silenzioso ma che tutti dipingono come preparato e convinto nei propri mezzi e in quelli della contrada. Negli ultimi anni la sorte ha girato un po’ le spalle al popolo d’Oltrarno, prima con cadute al canapo e poi con l’infortunio dopo la tratta nell’edizione 2017. Nel 2018, invece, Simone Mereu è rimasto “intruppato” (cioè bloccato) fra Porta Bernarda e Porta Raimonda e in finale ha potuto giocare solo un ruolo da comprimario, pur avendo a disposizione un cavallo dotato come Red Riu.
Il Palio dà, il Palio toglie. Si potrebbe riassumere il tutto così. «L’auspicio – continua Bavini – è chiaramente vincere. E personalmente mi piacerebbe vincere prima di lasciar spazio ai giovani, che sono il nostro valore in più. Il Palio è bello perché ha il potere di portare tutti in contrada, dai più vecchi ai più giovani, senza distinzioni». —
M.S.
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