Il Tirreno

Pontedera

CENTRO TRASFUSIONALE

Si aggrava l’emergenza sangue, sale operatorie a rischio chiusura

Pietro Mattonai
Una donazione di sangue: in Valdera e non solo sono in preoccupante calo (Foto F. Silvi)
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Una donazione di sangue: in Valdera e non solo sono in preoccupante calo (Foto F. Silvi)

Pontedera, l'allarme lanciato dal primario del Lotti Fabrizio Niglio: «Cento donazioni in meno rispetto al 2018 nella nostra zona».

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PONTEDERA. In mezzo a una primavera dalle pessime condizioni meteo, anche un altro tipo di meteo non promette niente di buono. Quello del sangue: basta un rapido controllo su internet ed eccolo là, impietoso. Sui quattro tipi di sangue, con la diversificazione tra positivi e negativi, ben cinque gruppi sono in aperta emergenza, ovvero è richiesta "l'attivazione dei donatori onde evitare blocchi di attività”. «Purtroppo è proprio così – conferma il dottor Fabrizio Niglio, primario del centro trasfusionale di Pontedera e Volterra –. Gli interventi chirurgici programmati, se dovesse persistere questa emergenza, potrebbero essere rinviati».

LA CRISI

Tutto comincia a inizio 2019: gennaio e febbraio sono mesi che spesso finiscono sotto la lente d’ingrandimento. Vuoi la classica sindrome influenzale, vuoi il rientro al lavoro, i centri trasfusionali, nei primi due mesi dell’anno, vivono sotto pressione. Solitamente, poi, si ha una ripresa delle donazioni. Ma stavolta non tutto è andato secondo i piani. «Tra Pontedera e Volterra - specifica Niglio - alla conta mancano quasi un centinaio di donazioni rispetto allo scorso anno». Ma, come detto, non solo dalle nostre parti vi è emergenza. «È un problema a livello regionale - spiega - e visto il meccanismo di compensazione che riguarda tutta la Toscana, un’allerta regionale è un’allerta che ci riguarda tutti». La carenza di sangue, grave per i gruppi A e zero, è resa ancor più problematica dalla mancanza proprio di sangue di tipo zero negativo, il cosiddetto “donatore universale”. «Il rischio è quello di diminuire l’attività delle sale operatorie - continua -. Serve aiuto da parte di tutti».

L'APPELLO

Il primario chiama a raccolta i donatori affinché possano contribuire alla causa, ma anche ai datori di lavoro. «So che è difficile - commenta - ma invito a dare qualche permesso per permettere ai propri dipendenti di poter donare il sangue». Naturalmente, hanno immediatamente raccolto l’invito sia Avis, sia Fratres. «Le associazioni ci aiutano moltissimo in questa mobilitazione - dice Niglio -. Da parte nostra, più che tenere aperto il centro due domeniche al mese e più che aumentare il numero delle prenotazioni, non sappiamo proprio cosa fare».

CAMBIO GENERAZIONALE

Il problema, secondo il primario, è da ricercare nella composizione dei donatori. Soprattutto, riguardo all’età. «Giovedì 9 maggio è venuto da noi un donatore che ha festeggiato le cento donazioni - dice il primario Niglio -. Purtroppo, però, non si può lasciare tutto sulle spalle dei soliti noti». Infatti, alle spalle di quei donatori che ormai da anni e anni frequentano il centro trasfusionale, sembra esserci un vuoto di tipo generazionale. «Nonostante i ragazzi e le ragazze delle scuole rispondano sempre positivamente ai nostri appelli c’è una specie di buco generazionale tra le persone di 40 e 50 anni che per tanti motivi non riescono a donare con continuità».

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