Attenzione
Finito sotto processo per bracconaggio ma era in regola
Assolto un pensionato di Peccioli che esercitava la caccia di selezione
il caso
Aveva tutte le carte in regola per esercitare la caccia di selezione. Eppure si è trovato a processo con l’accusa di bracconaggio. È successo a un pensionato di Peccioli, che al processo è stato assolto con formula piena. A denunciare l’esperto di caccia di selezione erano stati due carabinieri forestali, che inviarono gli atti alla Procura per i quali poi il pm Flavia Alemi lo indagò.
La vicenda risale al febbraio 2018. Il cacciatore al centro della vicenda era autorizzato a partecipare alla caccia di selezione al capriolo. L’indagato, che tra l’altro aveva partecipato alla formazione per diventare guardia venatoria volontaria, aveva una postazione di caccia a lui assegnata a Peccioli. E ogni volta comunicava, come previsto, dove parcheggiava l’auto e quando andava a caccia, telefonando o teleprenotando alla Regione. Così l’uomo ha fatto anche il giorno in cui è incappato nei controlli della Forestale, il 21 febbraio 2018. Quella mattina il pensionato era andato a caccia senza sparare. Prima del tramonto aveva deciso di provarci di nuovo. Aveva quindi iniziato l’iter per farsi autorizzare. Ma la sua postazione, la numero 20, risultava occupata. Un fatto strano che poi si è chiarito. Un altro cacciatore abilitato alla caccia di selezione aveva infatti sbagliato a digitare il numero. Dopo aver parlato con il responsabile della zona, il cacciatore di Peccioli aveva deciso di andare a vedere chi era nel bosco, in particolare nel posto a lui assegnato. Aveva parcheggiato l’auto e si era avviato in un sentiero portando con sé il fucile scarico e in custodia e tre cartucce . Il capanno era deserto anche se risultava tele-prenotato. Mentre tornava indietro il pecciolese trovò i carabinieri forestali. Inutili le spiegazioni. I forestali lo denunciarono prima per il porto abusivo dell’arma con il sequestro del fucile e delle munizioni. Poi lo indagarono anche per aver esercitato la caccia nel periodo di divieto. Trattato, insomma, come un bracconiere.
L’avvocato Leopoldo Citi aveva impugnato il sequestro per conto del cacciatore. Il Riesame dispose il dissequestro del fucile: il Tribunale ha poi accolto le osservazioni della difesa, ritenendo che non ci fossero i presupposti per il sequestro. La Procura è andata avanti e ha emesso un decreto penale di condanna di mille euro. Immediata è stato l’opposizione e così si è arrivati al dibattimento. Davanti al giudice Beatrice Dani sono stati sentiti i due Forestali, il preposto della caccia di selezione e il cacciatore che per errore aveva digitato la postazione sbagliata occupando quella del pensionato poi indagato. È emerso che la caccia di selezione poteva essere esercitata sulla base della delibera della giunta regionale n. 628 del 12 giugno, che prevede l’estensione di questo tipo di attività venatoria anche oltre i limiti fissati dalla legge sulla caccia. L’indagato era autorizzato a sparare fino al 15 marzo per la caccia di selezione. Il giudice lo ha assolto con formula piena: il fatto non sussiste. «Sono amareggiato – dice il cacciatore assolto – per il fatto che i forestali non abbiano voluto prendere in considerazione la normativa. Tutto questo si poteva evitare». —
Sabrina Chiellini
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