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Pontedera

“Chiassi di luce” per le vie del borgo così l’arte aiuta a riscoprire i vicoli di Peccioli

“Chiassi di luce” per le vie del borgo così l’arte aiuta a riscoprire i vicoli di Peccioli

Questa sera il taglio del nastro del lavoro durato un anno e mezzo e di cui è direttore artistico Alberto Bartalini 

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l’evento

Antico e contemporaneo. Tradizione e innovazione. Questa sera, alle 21, con ritrovo in Piazza del Popolo a Peccioli, si accendono i riflettori su un intervento innovativo nel suo genere. Si chiama “Chiassi a fil di luce”. È il progetto che dopo un anno e mezzo di lavoro viene svelato nel centro di Peccioli. Un intervento che ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione «su antiche opere d’arte di grande valore esistenti sul territorio, farle rielaborare da artisti contemporanei e infine riproporle con l’obiettivo di riscoprire i “chiassi” del nostro centro storico», spiega il sindaco, Renzo Macelloni, che per questa operazione culturale ha scelto l’architetto Alberto Bartalini come direttore artistico e tre artisti emergenti.

Un filo luminoso attraversa e lega tra di loro i chiassi del paese di Peccioli, così chiamati in Toscana nel XIII secolo per indicare un vicolo, una strada stretta e accessoria, coperta da volte, e “portando alla luce”, oltre alla splendida architettura, antiche opere d’arte presenti sul territorio come la “Madonna con Bambino e Santi” di Neri di Bicci (1463), la “Madonna dell’Umiltà di Beato Angelico” di Beato Angelico (1425 circa) e il “San Nicola e le storie della sua vita” di Michele di Baldovino (III secolo), qui reinterpretate in chiave contemporanea da Elisabetta Cardella, Massimiliano Precisi e Luca Serasini. Sotto la regia di Bartalini, attraverso progetti creativi della luce, i tre artisti riaccendono e rinnovano opere del passato filtrandole attraverso il loro personale linguaggio, in un dialogo tra contemporaneità e storia del luogo. “Chiassi a fil di luce” ha l’obiettivo di incuriosire e sottolineare il grande valore e patrimonio artistico e culturale del luogo, portando il pubblico alla scoperta dei tesori nascosti.

Cominciamo da Elisabetta Cardella e dal suo “Dialogo muto”. Opera tratta dalla “Madonna con Bambino e Santi” di Neri di Bicci (attribuzione - 1463), tempera e oro su tavola cm 195 x 170, che si trova a Peccioli, al Museo d’Arte Sacra. L’opera propone un colloquio puramente spirituale tra personaggi che appartengono ad epoche diverse. I santi mostrano i segni del loro martirio, hanno le labbra socchiuse in un dialogo interiore e fuori dal tempo. La parola scritta è celata nei libri chiusi che tengono in mano, serrata entro finestre mute. Le mani, impegnate nella gestualità tipica dell’argomentazione, dicono una cosa e gli occhi rispondono. Un dialogo che attraversa epoche diverse e si incontra in uno stesso luogo immaginario.

A Massimiliano Precisi è stata affidata l’installazione “Il perdono di una donna dagli occhi neri”. Un lavoro che nasce dal confronto con la “Madonna dell’umiltà di Beato Angelico” (detta Madonna di Cedri) di Guido di Pietro detto Beato Angelico (1425 circa). Una pittura a tempera su tavola e applicazione a foglia d’oro cm 173 x 72 e che si trova esposta al Museo Nazionale di San Matteo. Maria Maddalena, donna, nasce, vive e muore. Noi ne immaginiamo il suo volto, le sue paure e le sue emozioni. Quando entriamo nella tua casa ci facciamo un segno con le mani per avere il tuo rispetto, chiudiamo gli occhi e imploriamo il tuo perdono, la nostra ipocrisia ci rende ciechi davanti ai tuoi occhi, tu ci ascolti e senza mai guardarci rimani in silenzio.

Infine, Luca Serasini, si misura con “Le storie di San Nicola”, opera tratta da “San Nicola e le storie della sua vita” di Michele di Baldovino (attribuzione - III quarto del XIII secolo), tempera e oro su tavola (cm 123 x 121) conservata a Peccioli, al Museo d’Arte Sacra. Nella prima parte dell’installazione si possono vedere i dettagli ingranditi e retroilluminati del dipinto che formano una nuova costellazione dove le stelle (i dischi) in cui sono riprodotte le figure umane principali sono unite dalle linee che riproducono altri particolari. La seconda parte, “Serpe” è ispirata alla costellazione del Serpente inclusa nell’atlante dell’astronomo tedesco J. Bayer (1572-1625) Uranometria ed è posta in relazione alla terza parte dell’installazione che vuole essere una ipotetica e ironica “trafugazione” del dipinto del vero santo di Peccioli, San Verano, che è presente alla Pinacoteca di Brera.

Il progetto è promosso da Comune di Peccioli, Belvedere spa e Fondazione Peccioliper. Il percorso, con contaminazioni tra stili e materiali diversi, si snoda nel centro storico del paese, nei pressi di via Roma, ed è facilmente raggiungibile sia dal parcheggio Multipiano che da piazza del Carmine. –



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