La manifestazione
«Io e Giacomo, super amici sul libro del Papa»
Elia racconta il rapporto con il “compagno di avventure” disabile che ha accompagnato a Roma da Bergoglio
LARI. Ha giocato a calcio per anni, arrivando ad accarezzare il sogno di fare del pallone una professione. Poi ha conosciuto il mondo dell’agricoltura, e oggi è un produttore di miele. Nella sua vita, però, ha sempre trovato anche il tempo da dedicare agli altri. Prima come operatore in una cooperativa, poi come assistente nell’ambito di “Vita indipendente”.
Proprio grazie al progetto della Regione per l’assistenza e il supporto alle persone diversamente abili, Elia Cantini, 28 anni, di Lari, ha conosciuto Giacomo Fiori, 24 anni, di Morrona, frazione del comune di Terricciola. «Ci siamo conosciuti nel 2013 – racconta Elia – anche se ci eravamo già visti alcune volte nella cooperativa in cui lavoravo».
E ora siete addirittura sulla copertina di un libro del Papa...
«Si, ci siamo scattati un selfie con Papa Francesco al raduno presinodale dei giovani e siamo finiti sulla copertina del suo libro, incredibile».
Come è sbocciata la vostra amicizia?
«Ci siamo conosciuti giorno dopo giorno, e abbiamo scoperto di avere una grande intesa. Io mi confido spesso con lui, e allo stesso modo lui fa con me. E poi andiamo a cena fuori, a ballare, e anche all’università. Giacomo studia storia, io vado a lezione in aula con lui e lo aiuto a prendere appunti».
Cosa significa assistere una persona disabile?
«Vuol dire essere le sue braccia e le sue gambe, accompagnarlo ovunque. Ma soprattutto significa capire davvero l’importanza della vita, perché quando Giacomo scherza sulla sua disabilità e ridiamo insieme io capisco che le cose per cui vale la pena disperarsi sono davvero poche».
Cosa le ha insegnato Giacomo?
«Un sacco di cose, a cominciare da tutto ciò che studia all’università. Ho scoperto un mondo tutto nuovo. E poi Giacomo mi ha insegnato le difficoltà che vive una persona disabile, che fino a che non le tocchi con mano non puoi capirle».
La disabilità in Italia è trattata come un tema serio?
«Si, ma non troppo. Si pensi ai ragazzi come Giacomo, o alle donne, che sono assistiti da operatori che cambiano ogni pochi mesi. Devono accompagnarli in bagno, spogliarli, seguirli in tutto. I disabili sono persone normalissime, con le loro vergogne e le loro paure. Anche a me non piacerebbe cambiare dottore ogni due mesi. Questo aspetto dovrebbe essere considerato di più». —
Altro servizio a pag. 13
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