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economia e territorio 

All’asta l’ex caseificio Pinzani, a Granarolo il ramo d’azienda

Andreas Quirici
Il caseificio Pinzani dove opera Granarolo a Montemiccioli nel Volterrano
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Il caseificio Pinzani dove opera Granarolo a Montemiccioli nel Volterrano

È di 4 milioni il valore dell’immobile, affittato per 30 anni dalla società bolognese. Il colosso caseario ha intenzione di stabilizzare la produzione a Montemiccioli

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VOLTERRA. Quattro milioni e novantamila euro. È la cifra stabilita per l’asta giudiziaria dedicata alla vendita dell’immobile e dei terreni a Montemiccioli del caseificio Pinzani e attualmente gestito da Granarolo. La struttura si trova lungo la strada provinciale per Casole d’Elsa ed è il punto di raccolta della maggior parte dei produttori di latte della zona. La società bolognese ha un contratto d’affitto dell’immobile di durata trentennale (24mila euro l’anno fino al 2020 con passaggio a 48mila euro fino alla scadenza). E ha in affitto il ramo d’azienda con scadenza a ottobre di quest’anno. Ma l’intenzione di Granarolo è quella di acquistarlo, come confermato dalla sede di Bologna.. In teoria, ci potrebbe essere l’inserimento di un acquirente durante l’asta.

Ma chi comprasse, lo farebbe, di fatto, con l’impossibilità di mandare via l’attuale inquilino. Si va, quindi, verso una soluzione della questione che, in un primo momento, ha allarmato i pastori volterrani. «Ci hanno detto di stare tranquilli – dice Bartolomeo Carta, presidente del Consorzio pecorino delle Balze volterrane –. E, a giudicare dalla correttezza di Granarolo, c’è da credergli. Ma è chiaro che se l’azienda dovesse andare via da Volterra non so proprio come potremmo fare».

L’asta è il frutto di un concordato preventivo presentato da Pinzani nel 2014, dopo la costruzione del caseificio vicino a Tignano. La produzione di latte è stata salvata proprio da Granarolo. «Abbiamo atteso prima di mettere all’asta l’immobile, proprio in funzione della presenza di Granarolo – dice Roberta Vaselli, che svolge il ruolo di liquidatore –. Stiamo trattando».

La speranza che l’affare vada in porto è duplice. Da un lato i pastori, dall’altro i lavoratori. Gli allevatori che si affidano a Granarolo per la vendita del loro latte sono almeno sedici. Quasi la totalità dei produttori del consorzio del pecorino delle Balze volterrane, che vanta la denominazione d’origine protetta (Dop). I dipendenti del caseificio sono sedici, tra vecchi dipendenti di Pinzani e recentemente assunti da Granarolo che se subentrasse definitivamente, darebbe stabilità ai livelli occupazionali.

La scadenza per la presentazione delle offerte è fissata per il 20 giugno. Non sembra trapelare pessimismo attorno a questa vicenda. Ma fino a quando non sarà conclusa, l’incertezza serpeggia. «Se Granarolo resterà sarà un bene per tutti – riprende Carta – Altrimenti saremo di fronte al rischio di ritrovarci a trattare con multinazionali poco inclini a rispettare il nostro lavoro come, invece, sta dimostrando di fare Granarolo».

L’azienda bolognese è socia nel consorzio del pecorino delle Balze volterrane e in quello del pecorino pisano. La maggio parte del latte che riceve dai produttori della Valdicecina viene destinato al prodotto caseario strettamente legato al Volterrano. Il resto è utilizzato per il pecorino del consorzio pisano. «In tutto un milione e mezzo di litri all’anno – aggiunge il presidente Carta – Da qui si capisce l’importanza di questa struttura per tutto il nostro territorio».

Granarolo ha di fatto salvato una produzione di nicchia, malgrado sia specializzata in formaggi e burro (41% del business), latte e panna (33%) e yogurt e snack (8%).

Montemiccioli è uno dei quindici stabilimenti che Granarolo ha in Italia a cui si sommano i sette all’estero con oltre tremila dipendenti per complessivi 8,5 milioni di quintali di latte lavorato in un anno. Numeri da colosso per salvare una delle specializzazioni più caratteristiche della Valdicecina.
 

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