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Filippo incanta Modena il sogno della C è più vicino grazie a... nonno Emilio

Marco Sabia
Filippo incanta Modena il sogno della C è più vicino grazie a... nonno Emilio

Il calciatore fucecchiese Bellini protagonista con la maglia dei canarini «Per 10 anni l’ho portato ogni giorno a Monteboro, ora è il mio orgoglio» 

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LA STORIA

Questa è una storia iniziata circa 13 anni fa, quando un bambino innamorato del calcio ha iniziato a prendere a calci una pallone, scoprendo di avere talento. Inizia a giocare nell’Ac Giovani Fucecchio, poi passa all’Empoli dove fa tutta la trafila nelle giovanili fino a diventare capitano della primavera e a segnare ai pari categoria della Juve. Dopo arriva il passaggio fra i “grandi”, prima alla Vis Pesaro (dove vince il campionato) e poi al Modena post fallimento, in Serie D.

In tutto questo percorso c’è una costante… particolare. Un nonno, che si chiama Emilio e che per almeno 10 anni ha accompagnato il nipote Filippo (che di cognome fa Bellini e gioca nel Modena) agli allenamenti: tutti i giorni avanti e indietro a Monteboro (nel quartiere generale delle giovanili dell’Empoli), che fosse estate o inverno, caldo o freddo. Portarlo all’allenamento, aspettare che finisca e poi riportarlo a casa. Praticamente un lavoro. Ora questo nipote, che è il centrocampista fucecchiese Filippo Bellini (21 anni ad agosto), sta lottando per arrivare fra i professionisti. Il suo Modena se la lotta con la Pergolettese e due giorni fa i canarini hanno agganciato proprio quelli di Crema, vincendo lo scontro diretto. Ora, se dovesse finire in parità, le due squadre dovrebbero giocarsi il passaggio in Lega Pro in uno spareggio in campo neutro. Ma questo è l’aspetto tecnico, calcistico, che in questo caso passa in secondo piano. Chi non si è fatto accompagnare al campo dal nonno? La fortuna di avere un nonno è anche quella di poter godere del tempo che ti dedica, sgravato com’è dagli impegni lavorativi. Emilio Sabatini, che di anni ne ha quasi 80, a Fucecchio lo conoscono tutti, in primis per le sue attività economiche in corso Matteotti e non solo. Domenica, in occasione del match chiave con la Pergolettese, se avesse potuto Emilio sarebbe andato in trasferta, ma a disposizione c’erano solo 1000 biglietti dinanzi ai 5mila richiesti dai modenesi. Per cui tutti a casa davanti alla tv, rispettando tutte le scaramanzie: «Filippo l’ho visto crescere – racconta – l’ho portato per anni all’allenamento. Ora sta lottando per vincere il campionato e per me è un orgoglio. E se posso vado a vederlo anche in trasferta».

Ma perché le scaramanzie? Perché – come se fosse la scena del Ciclone dove tutti stanno fermi per far funzionare la tv – quando gioca Filippo in casa del nonno materno tutti guardano la partita rispettando le posizioni. Non sia mai che uno sgarro faccia girare il destino. E nonno Emilio – nonostante i quasi 80 anni – è spesso in fiume in piena. Domenica, a fine partita ha tirato due pugni contro il muro per sfogare la tensione. Nonna Viviana, invece, quando vede che fanno fallo sul nipote si preoccupa, come se Filippo fosse sempre quel bambino che palleggiava in casa con quello che trovava. Nonno e nipote sono divisi soltanto dal…tifo: Filippo – che si ispira al “Cuchu” Esteban Cambiasso – da piccolo stendeva in terra le maglie dell’Inter mentre guardava la partita; Emilio, invece, è visceralmente un tifoso del Milan. Chissà quale sarà l’esultanza del nonno qualora il nipote riuscisse a conquistare la Serie C con una maglia prestigiosa come quella del Modena. –

Marco Sabia

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