Lutto
Filomena e la serenità che va oltre il volto sfigurato
Venerdì sera, negli spazi della nuova biblioteca di San Miniato, la donna aggredita con l’acido dal marito è stata ospite di due associazioni
san miniato. «Ho pagato cara la mia libertà, è vero, ma non mi interessa, perché la libertà per me non ha prezzo. Non c’è cosa più bella che poter vivere facendo cose normali, semplici». Semplici come incontrare un’amica ad esempio, o prendere un caffè con una vicina di casa. O ancora poter andare a fare la spesa come tutti gli altri. «Sapete qual è la prima cosa che ho fatto una volta uscita dall’ospedale? Sono andata a comprarmi un carrello della spesa».
Filomena Lamberti racconta così, col sorriso e con la serenità di chi si è ripreso la vita, l’avventura terribile che ha vissuto accanto all’ex marito. Un incubo fatto di violenza e privazioni, fino al maggio 2012, quando alla decisione di separarsi l’uomo ha risposto versandole addosso un flacone di acido muriatico che le ha sfigurato il volto. Da allora viaggia su e giù per l’Italia, dalla sua Salerno, insieme alle volontarie dell’associazione Spazio Donna, per raccontare a tutti, ma soprattutto ai più giovani, che «la violenza non può essere accettata».
Venerdì sera, negli spazi della nuova biblioteca di San Miniato, Filomena Lamberti è stata ospite delle associazioni Caterina e Fidapa nell’incontro dal titolo “Il diritto di essere donna”. Una testimonianza che ha catturato subito la platea, attraverso un racconto lucido e diretto che ha ripercorso i tanti “volti” di una violenza troppo spesso confusa con l’amore. «Ovunque vado tutti mi chiedono perché non l’ho lasciato prima – ha esordito Filomena – ma la realtà è che a volte si è costretti a vivere nella violenza, magari perché non lavori, non hai la tua indipendenza e l’unica cosa di cui ti preoccupi è far crescere i figli. Per anni ho continuato a vivere sperando in un cambiamento che non è mai arrivato. Poi, un giorno, uno dei miei figli trovò il coraggio di affrontare il padre, e da lì iniziai pian piano a riprendermi la mia libertà, cominciando a indossare i pantaloni, a truccarmi, ad andare sul computer: tutte cose che a lui davano fastidio. Quando ho scoperto Facebook è stato come rinascere: poter parlare con un parente lontano o con un’amica è stato per me un enorme passo avanti».
Un senso di libertà che l’ex marito non poteva sopportare, «perché sentiva che stava perdendo il possesso del suo oggetto». Così, la decisione della donna di chiedere il divorzio ha fatto scattare la vendetta. «Ha aspettato che passasse il matrimonio di mio figlio. Poi, 15 giorni dopo, mentre dormivo, mi ha versato un flacone di acido sul 70 per cento del corpo. Eppure – ricorda Filomena – anche mentre stavo in terapia intensiva ero felice, perché sentivo di essermi finalmente liberata». Da qui il messaggio, di coraggio e di speranza, per una società che impari a superare l’indifferenza: «Perché la legge da sola non basta – ha concluso Filomena – se un uomo vuole mettere in atto la sua vendetta prima o poi lo farà». —
Giacomo Pelfer
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