Il dolore
«Sapeva e nulla ha fatto», il pm chiede una pena di 4 anni e mezzo per Cutajar
Ma con il rito abbreviato per il direttore generale ci sarà la riduzione a tre anni. I primi casi risalgono addirittura al 2002
fauglia. «Non ha fatto quello che doveva fare: doveva impedire i maltrattamenti, prendere provvedimenti nei confronti degli operatori. Il concorso nel reato è pacifico». Il pubblico ministero Fabio Pelosi, subentrato alla dottoressa Paola Rizzo che aveva condotto l’inchiesta sui maltrattamenti nei confronti dei disabili all’interno della struttura di Montalto (Fauglia) della Stella Maris, ritiene che la responsabilità del direttore generale, Roberto Cutajar, di Livorno, emerga chiaramente. E lo ha ripetuto anche nell’udienza preliminare. Si chiede il processo per 17 persone, tra operatori e funzionari della struttura (questi devono rispondere di una mancata formazione del personale). «Sapeva e nulla ha fatto», ha detto il magistrato davanti al gup Giulio Cesare Cipolletta, chiamato a decidere dell’eventuale rinvio a giudizio di operatori e medici coinvolti nell’inchiesta, della richiesta di patteggiamento di un operatore (un anno e otto mesi senza condizionale) e della richiesta di essere giudicato con abbreviato presentata dal direttore generale che si ritiene estraneo ai fatti. «La sua è stata una difesa di trincea», ha aggiunto Pelosi che, dovendo il giudice valutare maltrattamenti contro pazienti autistici e con gravi disabilità psichiche, ha preso come riferimento Mario Tobino, lo psichiatra che intuì l’importanza del rapporto umano nella cura dei malati mentali. È proprio quell’attenzione alla persona che sarebbe venuta meno a Montalto.
I primi casi di violenza risalgono al 2002 ma senza la denuncia di una madre, alla fine del 2016, tutto sarebbe rimasto sottotraccia. «Come direttore non ha mai fatto una scelta che abbia inciso dal punto di vista organizzativo. E se non era contento dei dirigenti di Montalto avrebbe potuto cambiarli», ha aggiunto il pm.
Oltre ai numerosi casi di maltrattamenti (circa 90), l’accusa punta sul clima di omertà e sulle intimidazioni rivolte agli atri operatori affinché non denunciassero. Da qui la richiesta dell’accusa di una condanna a 4 anni e mezzo per il direttore generale, ridotta a tre anni per effetto del rito abbreviato. Ma con l’applicazione di un’ulteriore misura: la sospensione dall’incarico che il dottor Cutajar ha alla Stella Maris. Parole che fanno scoppiare in lacrime la mamma che per prima ha denunciato, mentre i genitori dei ragazzi si guardano con fiducia. Sguardi che, subito dopo, si sono incupiti quando uno dei due difensori del direttore generale, l’avvocato Giulia Padovani, nel ribadire la completa estraneità alle accuse del dottor Cutajar, ha usato un’espressione infelice contestata dalle famiglie - «Sono pazienti così gravi che non percepiscono i maltrattamenti». Dopo il brusio di protesta il Gup invita i genitori a uscire dall’aula. «Non doveva dire quelle parole verso i nostri figli», è stata l’immediata replica dei genitori. Ma alla fine dell’udienza l’avvocato si è spiegata con loro, precisando cosa intendeva dire e gli animi si sono rasserenati.
«Se i primi episodi sono stati denunciati nel 2002 e nulla si è fatto dobbiamo riflettere non solo sui maltrattamenti ma anche sul clima di vera e diffusa omertà che c’era nella struttura», ha aggiunto l’avvocato Giovanni Capria, legale di una delle parti civili. «Siamo di fronte a soggetti deboli. La vittima del reato è un soggetto senza voce. Ma oggi noi possiamo dargliela questa voce...». Più volte sono stati evidenziati comportamenti violenti - è emerso dalle indagini - da parte di alcuni operatori e che il consiglio aveva sanzionato con provvedimenti disciplinari considerati blandi (10 giorni di sospensione), fino a quando non è scoppiato il caso. «Se al primo caso si fosse dato un segnale forte le cose sarebbero andate in maniera diversa». Invece, da quanto è emerso, «il direttore avrebbe rinunciato al ruolo di proporre e irrogare sanzioni», non verificando se gli operatori erano adeguatamente formati e riducendo anche le forme di controllo. –
Sabrina Chiellini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
