Italia
Case in vendita a 1 euro per evitare il degrado al villaggio degli operai
Il Comune di Pomarance chiede un intervento ad Enel «La soluzione migliore sarebbe creare alloggi popolari»
LARDERELLO. Case in cessione gratuita al Comune per farne alloggi sociali oppure abitazioni messe in vendita a un euro. È questa la richiesta a cui sta pensando l’amministrazione di Pomarance nei confronti di Enel per risolvere la questione del villaggio di Larderello, dove almeno tre edifici sono in pessime condizioni, creando una situazione «insostenibile», a detta del sindaco Loris Martignoni.
Il villaggio operaio progettato dall’architetto Giovanni Michelucci negli anni Cinquanta, è stato oggetto di vendita di abitazioni a prezzi bassi negli anni scorsi. Venti appartamenti sono rimasti invenduti. E per tre edifici la situazione resta difficile. «C’è rischio crollo – dice Martignoni – Spesso cadono calcinacci e il quadro generale è davvero pessimo. La proprietà è di Enel a cui abbiamo sottoposto il problema chiedendo un intervento risolutivo. L’alternativa che abbiamo proposto è di cedere le abitazioni all’amministrazione comunale che provvederebbe a ristrutturarli e a creare alloggi popolari. Ma stiamo pensando anche a un’idea un po’ provocatoria, che ha trovato l’appoggio anche di Ilaria Bacci, attuale assessore alla cultura e candidata sindaco per Insieme per cambiare, Ilaria Bacci. Si potrebbero vendere alla cifra simbolica di un euro l’una, lasciando ai proprietari l’incombenza della ristrutturazione».
L’area di Larderello è di quelle storiche. Il contesto architettonico è di grande pregio, ma col passare degli anni e il lento e inesorabile spopolamento del paese, il villaggio è caduto in disgrazia. La vendita a prezzi bassi ha funzionato fino a un certo punto. E ora si presenta questo nuovo problema. «Il flusso di persone si sposta con il lavoro – aggiunge il sindaco di Pomarance – Ed è inevitabile che il villaggio operaio di Larderello, come tutta la Valdicecina, soffra lo spopolamento. Però Enel deve intervenire per evitare successive ordinanze in cui l’amministrazione comunale impone opere di manutenzione e di messa in sicurezza degli edifici che presentano gravi carenze per la sicurezza dei cittadini». —
A.Q.
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