Attenzione
A processo per la firma falsa del collega
Due avvocatesse sono accusate di aver presentato un atto, divenuto poi un’esecuzione immobiliare, ai danni della controparte
santa croce sull’arno. Un rinvio lungo per consentire la riunione di due procedimenti penali in cui figura come parte offesa sempre un avvocato, la cui firma, secondo l’accusa, sarebbe stata utilizzata da due colleghe in numerose cause civili.
Lo ha disposto il giudice Antonella Frizilio per le imputate, due legali, del reato in concorso di «falso ideologico in certificati commesso da persone esercenti un servizio di pubblica necessità» in concorso.
Alla fine sono tre i procedimenti penali in cui sono coinvolte sempre per lo stesso reato ripetuto nel tempo le avvocatesse con studio a Santa Croce sull’Arno, Monica Calò, 50 anni, di Santa Croce sull’Arno, e la collega, Barbara Lemmi, 51 anni, di Buti, difese dall’avvocato Anna Francini. Ieri mattina l’udienza di smistamento conclusa con un rinvio lungo al novembre 2020. Nel frattempo un altro filone di indagine in procinto di diventare un processo sarà incanalato nell’udienza dell’autunno 2020.
Stando all’accusa, sulla base della querela presentata dal professionista danneggiato, le due colleghe di studio avrebbero falsificato un atto apponendovi in calce la firma dell’avvocato che, a sua insaputa, si è ritrovato a sostenere un’azione di recupero crediti nei confronti della controparte del cliente delle due imputate. In pratica in una causa di separazione tra coniugi, è sempre la tesi della Procura, le professioniste avrebbero stilato una ricognizione di debito della sorella nei confronti dell’uomo che si stava separando dalla moglie con la quale aveva la comproprietà della casa. In pratica diventando un debitore - anche se fittizio - della sorella, la donna ha potuto avviare un pignoramento per la messa all’asta dell’abitazione in cui vive la cognata. E per fare questa azione legale, stando all’accusa, le due professioniste avrebbero fatto ricorso ad atti falsi con la firma dell’inconsapevole collega. Alla fine hanno pure ottenuto l’esecutività del decreto ingiuntivo e l’avvio dell’esecuzione immobiliare sulla casa un tempo coniugale della coppia in lite. I danneggiati sono due: l’ex moglie del cliente delle due avvocatesse e il legale il cui nome è stato usato per compiere gli atti ritenuti falsi. L’altro procedimento, sempre con l’avvocato a cui è stato “rubata” la firma, vede almeno 14 documenti vergati a suo nome, ma di cui lui non sa assolutamente nulla. A carico di Lemmi e Calò c’è un primo processo, a forte rischio prescrizione, in cui le due avvocatesse avrebbero falsificato una procura a loro favore per conto di due clienti. La storia risale al 2012, ma il processo si sta trascinando stancamente dopo una lunga fase di indagini. I due imprenditori vantavano un credito nei confronti di un’azienda locale e si erano rivolti a una delle due professioniste. La causa non era andata a buon fine e quando i clienti avevano ritirato i documenti per cambiare difensori e presentare ricorso in appello si erano accorti che agli atti c’era un mandato speciale, cioè una procura a rappresentarli, che i due non avevano mai firmato. Quella carta dava mandato a rappresentarli anche all’avvocatessa, sempre dello stesso studio professionale. Insomma, l’avvocatessa poteva trattare in nome e per conto dei clienti lasciandoli all’oscuro. —
Pietro Barghigiani
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