Finanza
«Una devozione che resiste nei secoli»
VICOPISANO. Prima della benedizione della chiesa, a guidare la Via Crucis, sulla ripida salita che conduce all’oratorio del Castellare, è stato l’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto. Nelle sue riflessioni all’omelia ha ricordato quanto nel corso dei secoli l’oratorio non abbia perso il suo significato. E ora rappresenta anche un segno di rinascita per tutto il monte devastato da gravi incendi. «È la memoria di una devozione che attraverso i secoli unisce chi passa dal Lungomonte, un segno di riferimento».
La piccola chiesa rappresenta anche un faro verso cui guardare per «rivolgere uno sguardo, un’invocazione, una preghiera». L’arcivescovo è tornato anche sulla coesione sociale. «C’è bisogno di tornare alla cose vere», ma anche di andare oltre alle semplici considerazioni di facciata e «di dare spazio al prossimo», ha aggiunto riflettendo sul valore della grande croce che è stata posizionata di nuovo all’interno dell’oratorio e che si era salvata dall’esplosione. Si tratta della copia del crocefisso di Enrico di Tedice (1250), realizzata dall'artigiano Nilo Vannozzi e dal pittore Stefano Ghezzani. Erano presenti autorità civili e militari, rappresentanti delle associazioni, a cominciare dal Rotary di Cascina che ha organizzato alcune iniziative per il Castellare. Nessun intervento politico oltre a quello del primo cittadino. Sembra che nei giorni scorsi l’onorevole della Lega, Edoardo Ziello, che abita nel comune di Vicopisano dove la madre è consigliera, avesse chiesto all’arcivescovo di poter intervenire per un saluto come parlamentare di zona. La risposta ottenuta è stata però quella di un no deciso. Com’è noto, l’arcivescovo non ha gradito gli attacchi rivolti alla Caritas la scorsa estate per l’assistenza ai rom. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google