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panchine bollenti 

D’Arrigo fece arrossire Arrigo e firmò la storia

; Paolo Falconi
D’Arrigo fece arrossire Arrigo e firmò la storia

Il Pontedera dei miracoli scelto come sparring partner in vista dei mondiali Usa I gol di Rossi e Aglietti esaltano i detrattori del ct. È il 1994, granata al settimo cielo

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Romeo Anconetani è stato il suo profeta: «Quando vidi D'Arrigo giocare mi rimase subito impresso nella mente: già allora - spiegava l’allora presidente del Pisa - dimostrava quell'intelligenza necessaria per proseguire la carriera nel mondo del calcio anche dopo aver appeso le scarpette al chiodo».

La strada calcistica di Francesco D’Arrigo era già iniziata in campo. E in panchina, poi, ha dato il meglio di sé (allenando, negli anni, anche il Pisa), conquistando due promozioni in serie C1: con il magico Pontedera nella stagione 1993-94 e poi con il Pisa nel 1998-99. Due successi grazie ai quali il tecnico ha vinto altrettanti riconoscimenti: il Premio Maestrelli per l'impresa con i granata, il Guerin d'Oro per la vittoria in C2 con i nerazzurri.

Nato a Lucca il 25 agosto 1958, D'Arrigo ha iniziato la carriera di giocatore nella Lucchese, debuttando in prima squadra nel campionato 1977-78. In rossonero è rimasto fino al 1981 per poi passare alla Pistoiese in serie B. Nel 1982-83 è passato all'Empoli, conquistando due promozioni: in B (al termine del campionato 1982-83) e in A (1985-86, grazie alla penalizzazione del Vicenza). Ma nella massima serie D'Arrigo non ha mai giocato a causa di un grave infortunio. A Empoli è restato fino al 1987, dopo di che è finito alla Cuoiopelli dove, nel 1990, ha terminato la carriera di calciatore e iniziato quella di allenatore. Nel 1993-94 è approdato al Pontedera (in quella che allora si chiamava serie C2) e costruisce una squadra da sogno. Abbiamo voluto prolungare l’attesa, il lettore ci perdoni: è lui, Francesco D’Arrigo, il mister che in amichevole ha battuto la nazionale di Arrigo Sacchi per 2-1: era il 6 aprile 1994.

Impresa che fece titolare a La Gazzetta dello Sport “Ai mondiali il Pontedera” visto che gli azzurri stavano preparando a Coverciano la trasferta per il campionato del mondo in Usa. La Nazionale di Sacchi non era certo vista di buon occhio da molti tifosi e da gran parte della stampa nazionale, i risultati latitavano e giornali e tv non aspettavano altro. Il commissario tecnico azzurro, dunque, organizza uno stage per testare lo stato di forma della sua Nazionale, verificare i suoi uomini e rodare schemi e movimenti. Viene scelto come sparring partner il Pontedera di Francesco D’Arrigo. Come dire: Arrigo e D’Arrigo di fronte, due panchine accanto, sia pure in ruoli diversi.

In tre minuti, incredibile, i granata stendono al tappeto gli azzurri: al 19′ gol di Matteo Rossi, al 22′ sempre del primo tempo il raddoppio porta la firma di Alfredo Aglietti; nella ripresa Sacchi fa qualche cambio, ma non riesce a ribaltare la situazione: segna Daniele Massaro, ma è solo per sistemare il punteggio finale sul 2-1. Da non immaginare le polemiche che ne seguirono, sintetizzate alla perfezione da quel titolo della “rosea”.

Il Pontedera a giocare i mondiali negli Stati Uniti non ci andrà, però a fine stagione approda in C1, vista la promozione diretta con il Gualdo, avanti di due punti in classifica finale (68 contro i 66). Ed è un altro alloro di cui può vantarsi mister D’Arrigo. Il quale nella stagione 1994-95 va ad allenare l’Empoli (C1, ma è sostituito) e l’anno successivo è sulla panchina dell'Atletico Catania (C1), quindi il Savoia (C1) per una stagione e mezzo e poi il Pisa.

Sempre ad aprile, stavolta del 2000, serata di celebrità nazionali per un premio prestigiosissimo a Francesco D'Arrigo al Teatro Sistina di Roma, per la consegna del “Guerin d'oro 2000” quale migliore allenatore della serie C2 della scorsa stagione e dunque per le sue imprese alla guida del Pisa nella corsa alla promozione. I compagni di serata di D'Arrigo, per la serie A 1999, miglior giocatore Almeyda della Lazio, miglior allenatore Zaccheroni, presidente Cragnotti, direttore sportivo Regalia del Bari, arbitro Borriello. Altri riconoscimenti speciali per Buffon, Totti, Filippo Inzaghi, Casiraghi, Luciano Moggi, oltre che per il giovane fischietto Roberto Rosetti. Insomma, ottima compagnia.

Dal 2011, D’Arrigo è docente del Settore tecnico federale di “Tecnica e tattica” nei corsi Uefa B e insegnante nei cinque corsi annuali Uefa A e Uefa Pro per allenatori professionisti, organizzati nella sede centrale di Coverciano dalla Figc. Insomma, è stabilmente sul luogo del “delitto”. La sua tesi, neppure tanto peregrina, è: «L’allenatore ideale non esiste, ma esiste l’allenatore evoluto, quello che conosce la realtà del gioco e che è consapevole che il gioco è dei giocatori. Quindi, l’allenatore sa di dover lavorare per loro, cercando di accompagnarli alla scoperta del loro talento». Tanto di cappello, mister. —

Paolo Falconi

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