Il Tirreno

Pontedera

Travolse e uccise in centro nota barista, condannato a due anni senza condizionale

Pietro Barghigiani
La scena dell'incidente e, nel riquadro, Linda Baglioni
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La scena dell'incidente e, nel riquadro, Linda Baglioni

Pontedera: il giudice non ha riconosciuto a carico del 22enne le aggravanti dell’alta velocità e della guida sotto effetto di cannabis

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pontedera. La pena è più alta di quella invocata dall’accusa. Ma cadono le aggravanti della guida sotto effetto di cannabis e l’alta velocità. Da omicidio stradale diventa omicidio colposo con il risultato di una sentenza a 2 anni, senza condizionale, e la revoca della patente. È il verdetto, arrivato dopo una serie di udienze in un processo con rito abbreviato, letto dal gup Giulio Cesare Cipolletta nei confronti di Gabriele Luperini, 21 anni, di Montecalvoli.

Era lui alla guida della panda che in una sera di maggio del 2016 in via Vittorio Veneto travolse e uccise, a distanza di poche ore, Linda Baglioni, conosciuta barista 37enne di Pontedera.

Il pm Giovanni Porpora aveva chiesto una condanna a un anno 4 mesi per omicidio stradale e a 6 mesi per guida sotto effetto di sostanze stupefacenti. Un totale di un anno e 10 mesi. Il gup ha alzato la soglia di 2 mesi. L’avvocato Andrea Cariello dopo il deposito delle motivazioni presenterà appello.

Alla fine, dopo una serie di consulenze, non è stata dimostrata la velocità elevata dell’utilitaria guidata da Luperini. L’accusa sosteneva che viaggiasse a 76 km/h orari, mentre la difesa era ferma a 52 km/h. È venuta meno anche l’altra aggravante, quella della guida sotto effetto di sostanze psicotrope. Due aggravanti che portarono l’automobilista a diventare il primo arrestato per omicidio stradale in provincia. Risarciti dall’assicurazione della Panda, i familiari sono usciti dal processo.

Lo schianto avvenne di sera in via Vittorio Veneto. Appena sceso dalla Panda il giovane raccontò di non avere visto a distanza il pedone nella via e quando se lo vide davanti ormai era troppo tardi. «Era in mezzo alla strada, non l’ho vista», raccontò in lacrime quando fu sentito dai carabinieri. Un concorso di colpa sottolineato dalla difesa nel corso delle udienze di cui il giudice non ha tenuto conto.

La barista fu travolta e le lesioni provocate nell’urto la portarono al decesso avvenuto alle 6,45 di domenica 22 maggio del 2016. L’auto la falciò mentre andava verso la macchina ferma davanti al bar che portava il suo nome.

Un quadro clinico disperato che virò in tragedia la mattina della domenica. L’esito dei test sull’automobilista fornì un quadro sufficiente per far scattare l’arresto per l’omicidio stradale. Ora la condanna, che sarà appellata, senza la sospensione condizionale, ma per la quale velocità e cannabis non c’entrano nelle cause dell’incidente.

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