Gioco
I detenuti-attori hanno emozionato l’Arena del Sole
Due giorni con “Beatitudo” a Bologna per la Compagnia della Fortezza, con “lezione” di Armando Punzo. Giovedì docufilm all’Agorà a Pontedera
volterra. “Fuori dal carcere”. E la parola più ricorrente di chi ha potuto assistere all’esperienza bolognese della Compagnia della Fortezza, diretta da Armando Punzo, è stata “emozione”. Nei commenti a caldo, come in quelli più meditati, magari espressi attraverso i social.
La Compagnia della Fortezza è stata a Bologna sabato e domenica scorsi, con due appuntamenti al teatro Arena del Sole in via dell’ Indipendenza. L’energia «travolgente e visionaria» della medesima Compagnia della Fortezza ha come invaso quegli spazi coinvolgendo in ogni modo e in ogni forma gli spettatori. Mentre al Dipartimento delle Arti, Salone Marescotti in via Barberia, c’è stata anche la conferenza dottorale di Armando Punzo. Ovviamente molto seguita e molto apprezzata.
Si è parlato di “Beatitudo”, l’ultima tappa della saga che ha portato la Compagnia da Shakespeare a Borges in un turbinìo di riflessioni in cui «abbiamo provato a mettere in discussione l’uomo condannato a essere se stesso», ha spiegato lo stesso Amando Punzo.
E l’isola felice è stata trovata in Borges e «nel suo invito a ricercare un livello più elevato e intellettuale. “Beatitudo” è un lavoro sulla felicità, sulla possibilità di ambire a un altro luogo e ad un’altra umanità».
E dopo la bellissima esperienza di Bologna per il gruppo di detenuti attori della casa circondariale di Volterra, ecco che bussa alle porte “Anime salve”, il docufilm di Domenico Iannacone. È in programma giovedì alle 21 al cineclub Agorà in via Valtriani a Pontedera. Il regista teatrale Armando Punzo racconterà «di aver trovato la sua dimensione umana e professionale proprio nel carcere di Volterra», dove da trent’anni ha fondato e dirige la Compagnia della Fortezza, progetto unico nel suo genere, studiato da ricercatori internazionali.
Armando Punzo non si pone il problema della «redenzione o del reinserimento sociale di chi sconta una pena», ma in ogni spettacolo c’è la riaffermazione del «diritto di esistere come individuo al di là di qualsiasi crimine e reato commesso». —
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