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Pontedera

la polemica di lugnano 

Ponte chiuso, la rabbia degli imprenditori «Facciamo pagare le bollette al prefetto»

Andreas Quirici
Ponte chiuso, la rabbia degli imprenditori «Facciamo pagare le bollette al prefetto»

Nella riunione di Confcommercio in molti hanno proposto un blocco del traffico contro i lavori di messa in sicurezza

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vicopisano. «Stamani ho pagato quindicimila euro di bollettini. La prossima volta li porto al prefetto. Vediamo cosa dice». Gelo nella sala della Luna Verde, nella zona industriale di Lugnano, dove la Confcommercio di Pisa ha convocato esercenti e imprenditori della zona che da settimane cercano di evitare la chiusura del ponte che è stato definito “pericoloso” e che ha bisogno di una messa in sicurezza per gravi problemi strutturali. La rabbia dei commercianti, però, non si placa e le parole pronunciate da Massimo Catarsi, dell’osteria Vecchia Noce, trovano l’assenso dei presenti. «Serve una soluzione – dice il direttore di Confcommercio di Pisa, Federico Pieragnoli – ne va del fatturato delle aziende e dei posti di lavoro».

L’associazione di categoria ha proposto più volte di costruire un ponte alternativo. Idea bocciata dal prefetto, Giuseppe Castaldo, contro cui si sfoga la rabbia. «Ci devono dire perché hanno cambiato idea – dice Gabriella Giunta di Toscana Camper –. Questa è una decisione politica. Abbiamo trovato i soldi per costruire il ponte alternativo, ma sarebbe come ammettere che un piccolo paese come il nostro era in grado di fare ciò che a livello nazionale non riescono a fare». Giunta si accalora, ma segue il discorso fatto poco prima da Pieragnoli. «I Comuni di Vicopisano e Cascina, oltre alla Provincia – ha detto il direttore – avevano consentito di ottenere un finanziamento di circa 600mila euro. Se anche la Regione avesse trovato i finanziamenti, saremmo arrivati molto vicini al milione necessario per costruire il ponte provvisorio e alternativo a quello da restaurare. Ma il prefetto non ha capito la gravità della situazione e i risvolti negativi dal punto di vista economico per le aziende della zona». Confcommercio parla da tempo di una perdita di 70 milioni e di 300 posti di lavoro a rischio nelle 14 settimane di lavori, a cominciare dal 27 maggio, previste per la riapertura. «Un dato che Confesercenti ci ha contestato, attaccandoci», ribadisce Pieragnoli che non sembra intenzionato a sopire le polemiche.

Anzi, lui e Luigi Cecchi, coordinatore dei commercianti di Lugnano (presente insieme all’avvocato Rachele Moretti, anche lei appartenente al gruppo di commercianti e assistente legale di Confcommercio per questa vicenda) chiedono agli imprenditori cosa ne pensano della situazione e quali potrebbero essere i prossimi passi. E in molti propongono scioperi e manifestazioni, condite da blocchi del ponte per creare il caos dal punto di vista della viabilità. «Il nostro territorio è in pericolo e dobbiamo difenderlo – ha spiegato Martina Del Moro, dell’omonima ditta di infissi –. Potremmo percorrere il ponte a passo d’uomo coi nostri furgoni e rallentare il traffico. Così tutti capirebbero i disagi». Veronica Franchi di Autoplanet ha parlato, invece, di sicurezza: «Pensiamo alle volte che serve l’intervento delle ambulanze o dei vigili del fuoco. Noi abbiamo il monte da una parte e il fiume dall’altra e col ponte chiuso la situazione diventa difficile per le emergenze».

Pieragnoli, riassumendo, chiede al prefetto di ripensare alla sua decisione di avviare i lavori al ponte di Lugnano il 27 maggio. «Anche perché gli studi dell’Università di Pisa sui ponti della zona sono del 2017 – riprende il direttore di Confcommercio Pisa – e anche il ponte della Botte, su cui sarà dirottata parte del traffico, ha seri problemi. E se non c’è stata urgenza di chiudere gli accessi in tutti questi mesi, non si capisce perché non si possano attendere altri due mesi per darci modo di costruire l’attraversamento alternativo che risolverebbe gran parte dei problemi». —

Andreas Quirici

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