Sicurezza
Prostituzione, c’era il servizio navetta per le ragazze del night
La testimonianza in aula dei carabinieri contro i fratelli Martini accusati di sfruttamento della prostituzione minorile
CASTELFRANCO. Avevano organizzato una specie di servizio navetta per le ragazze che lavoravano nel night club Marilyn, a Castelfranco di Sotto. I due fratelli Paolo e Stefano Martini, si erano divisi i compiti anche per accompagnare al lavoro le giovani che poi trascorrevano le notti con i clienti nel locale notturno ora chiuso. Paolo si occupava della ragazze della provincia di Pisa, Stefano andava a prenderle a Montecatini Terme. Nel locale ha lavorato quando era ancora minorenne una delle ragazze squillo al centro dell’indagine chiamata “Principessa” e questo ha contribuito a mettere nei guai Paolo e Stefano (oggi detenuto per altra causa), rispettivamente di 49 e 56 anni, accusati di sfruttamento della prostituzione minorile.
I due pensavano di uscire indenni dall’inchiesta: la notte del blitz effettuato dai carabinieri con l’intento di trovare la baby squillo che poco prima avevano visto salire sul pulmino condotto da Paolo Martini, che era andato a prenderla a Cascina, la 17enne venne fatta “sparire” da un’uscita secondaria. L’escamotage non ha mutato l’esito delle indagini, come è emerso anche ieri, al processo che si svolge in tribunale a Pisa e che è stato aggiornato a dicembre.
Ieri è stata sentita la testimonianza, davanti al collegio penale presieduto da Eugenia Mirani, dei carabinieri di Cascina e del nucleo operativo della compagnia di Pontedera. Tutto è partito - hanno spiegato - dalla denuncia della madre della minorenne, che era finita anche in un altro giro di sfruttamento della prostituzione in Valdera. La donna si era resa conto che la figlia aveva cambiato stile di vita. Usciva la sera sempre vestita in maniera elegante o comunque come se andasse in un locale notturno. E tornava a casa alle 5 di mattina. Non solo: la ragazza aveva una disponibilità di denaro che prima non aveva. La madre, che ieri avrebbe dovuto testimoniare al processo, non si è presentata perché malata. La sua denuncia era servita a fare partire le indagini, fondamentale sarà dunque anche la sua testimonianza. Dopo la denuncia i carabinieri di Cascina avevano organizzato - e ieri hanno riferito su questo in tribunale - un servizio di osservazione ed erano emersi i primi riscontri. Ai pedinamenti si erano aggiunte le intercettazioni (molte le conversazioni che riguardano il passaggio di denaro ritenuto provento dell’attività di sfruttamento) che avevano aiutato a ricostruite l’attività dei due fratelli di Castelfranco di Sotto, ieri presenti in aula. A seguire il processo c’era anche la parte offesa.
S.C.
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