Sicurezza
Sostanze pericolose nei fusti: area sequestrata
L’ordinanza del Comune è arrivata dopo le maleodoranze avvertite in via Mendes, indagano Procura e Arpat di Pisa
PONTE A EGOLA. Prima il sospetto di una fuga di gas, poi la scoperta choc. Il metano non c’entra. Le maleodoranze percepite dai cittadini in via Chico Mendes, nella zona industriale di Ponte a Egola, nella sera di venerdì 22 erano causate ma da 7500 litri di una sostanza chimica contenuta in 30 fusti. Impossibile sapere, al momento, la natura chimica e le potenziali pericolosità della sostanza. Una vicenda ricca di interrogativi, quella di via Mendes, in cui il Comune di San Miniato vuole vederci chiaro. Prima ha messo sotto sequestro l’area da cui provenivano i miasmi. Poi attraverso un’ordinanza, con cui si intima al proprietario del capannone dove sono stati rinvenuti i rifiuti speciali o pericolosi di fare un serie di operazioni per la messa in sicurezza e lo smaltimento.
Le carte del Comune parlano chiaro: nel capannone sono stati rinvenuti 30 fusti metallici dalla capienza di 250 litri ciascuno, contenenti la sostanza maleodorante. Lo spavento dei cittadini aveva portato all’intervento di vigili del fuoco e Arpat. L’indagine dei vigili del fuoco, con gli atti trasmessi dal comando di Pisa, al Comune, ad Arpat e all’autorità giudiziaria, ha portato all’ordinanza, emessa dal sindaco Vittorio Gabbanini, che ordina la messa in sicurezza del sito, ora sotto sequestro da parte dell’autorità giudiziaria, per prevenire possibili danni ambientali ad aria, acqua o suolo. Nell’ordinanza, inoltre, il sindaco fornice indicazioni dettagliate per la rimozione e lo smaltimento dei rifiuti contenuti nei bidoni, che evidentemente in quel capannone non dovevano esserci.
Il Comune ha anche chiesto attraverso i carabinieri di San Miniato, a cui sono stati trasmessi tutti gli atti, di poter accedere come municipio alla struttura per un sopralluogo dei tecnici, cosa che è stata accordata dalla Procura di Pisa a seguito del sequestro.
Ora il proprietario o gli aventi diritto, come precisa l’ordinanza del sindaco, visto che la proprietà del capannone potrebbe essere distinta dai soggetti che vi operano all’interno per il recupero dell’area produttiva, avranno dieci giorni di tempo per elaborare un piano per la classificazione chimica dei 7500 litri di sostanza rinvenuta nei fusti, per la rimozione e lo smaltimento a termini di legge, il tutto sotto la vigilanza di Arpat e dei carabinieri in qualità di polizia giudiziaria, attraverso una relazione dettagliata da trasmettere in via preventiva perché sia approvata dalle autorità competenti e al termine dei lavori. —
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