Gioco
Dopo il buio, il ritorno alla vita di Federica
La caduta accidentale in vacanza, il coma e il calvario di un anno. «Non vedo l’ora di tornare alla Pubblica Assistenza»
PONTEDERA. Tra pochi giorni Federica Meconcelli festeggerà il cinquantesimo compleanno. Un traguardo importante, anche perché per lei ha il senso di un ritorno alla vita. Un anno fa, infatti, in seguito a quello che era sembrato un banale infortunio, l’impiegata della Pubblica Assistenza di Pontedera, di cui è stata anche per tanti anni volontaria, ebbe un infortunio mentre era in vacanza a Sestola. «Quel giorno mi venne voglia di pattinare sul ghiaccio, era la prima volta che lo facevo. Caddi e picchiai la testa», comincia a raccontare al fianco della figlia Eleonora. Due giorni dopo, al rientro a casa a Pontedera, si sottopose alla prima Tac. Voleva essere certa che quella caduta accidentale, piuttosto violenta, non le avesse causato seri problemi. In realtà, il primo accertamento risultò.
Ma era solo l’inizio del buio, di un lungo periodo in cui la donna ha rischiato di morire. Due mesi dopo infatti la sua vita era stravolta. Aveva forti mal di testa, vertigini e perdeva l’orientamento. «Sono tornata all’ospedale e abbiamo visto che il trauma c’era stato e che c’era anche una piccola emorragia che, a lungo andare, aveva creato un grave ematoma». Federica doveva sottoporsi d’urgenza ad un intervento chirurgico alla testa.
«Il dottor Riccardo Vannozzi, neurochirurgo – aggiunge – mi ha subito operato, a Cisanello. Era andato tutto bene ma dopo due giorni ho avuto una grave emorragia». La donna è stata in coma alcuni giorni e quando, finalmente, si è ripresa, i danni causati dal trauma cranico e dall’emorragia cerebrale erano evidenti. Alla felicità del risveglio è subentrata di nuovo la paura. Un’altra grande prova l’attendeva. «Quando mi sono svegliata dal coma – sono le parole di Federica – non riuscivo a muovere la parte sinistra del mio corpo, la gamba come il braccio. Non riesco a dire come mi sono sentita in quel momento, il mondo mi è crollato addosso».
Il coraggio e la forza sono diventati inseparabili compagni di viaggio di Federica, l’hanno aiutata nei momenti difficili a trovare spiragli di luce e a rendersi conto che ce la poteva fare. Dalla sedia a rotelle è passata alle stampelle. Oggi cammina con incertezza, ma è pronta a tornare al lavoro.
Nell’associazione di volontariato Federica era responsabile del settore delle onoranze funebri. «So che non potrò tornare al mio posto – dice – ma potrò rientrare al lavoro. Il presidente Claudio Ciabatti è stato molto disponibile quando gli ho parlato delle mie intenzioni. Lunedì ho la visita del medico competente e sono pronta a compiere anche questo ulteriore passo in avanti». Il peggio fa parte del passato. «Se penso che si è risolta anche la tracheotomia e alle cose che ho superato mi sembra incredibile. E tutto è stato possibile grazie all’aiuto della mia famiglia, dei miei due figli, del mio compagno, dei medici di Cisanello, dove sono stata ricoverata due mesi, ma anche del personale dell’Auxilium Vitae di Volterra e degli operatori della riabilitazione di Fornacette che ancora mi stanno seguendo per la terapia motoria. «Grazie a tutti – dice – so che devo ancora impegnarmi, ma vorrei cominciare dal lavoro per ripartire. Insieme abbiamo ancora tante cose da fare». —
Sabrina Chiellini
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