Il Tirreno

Pontedera

IL PUPILLO DI MONTOPOLI

Cronaca di un esordio storico: «Che emozione vedere Gianluca con la maglia della Nazionale»

Andreas Quirici
Gianluca Mancini, di Montopoli, con la maglia azzurra della Nazionale
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Gianluca Mancini, di Montopoli, con la maglia azzurra della Nazionale

Lorenzo Bianconi era allo stadio in occasione di Italia-Liechtenstein, nella prima gara in azzurro di Mancini

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MONTOPOLI VAL D'ARNO. «26.03.2019 Esordio con la maglia azzurra, un sogno che si realizza! Un emozione unica ed indescrivibile». Una frase scritta su Instagram che sa di momento da fissare nella mente e nel cuore di un giovane che sta diventando grande a suon di passi decisi verso una carriera di livello. Gianluca Mancini, difensore dell’Atalanta, originario di Montopoli, ha reso orgogliosi i tanti amici e tutta la comunità del paese di Capanne. Tra questi anche il cugino, Lorenzo Bianconi, un anno più giovane del giocatore nerazzuro che compirà 23 anni il 17 aprile. «Ero allo stadio di Parma per l’esordio in Nazionale di Gianluca – dice Lorenzo –. Sono andato insieme a Samuele Remorini. Davvero una bella serata per tutti noi. Immagino che mio cugino sia stato emozionato. Anch’io lo ero e spero che questa sia solo una delle tante tappe importanti nella sua carriera da calciatore». Emozionati anche i genitori di Gianluca Mancini che, però, hanno visto la partita in tv, nel salotto di casa a Montopoli. Emozioni, quindi, ma con la consapevolezza che quello di Mancini è un percorso quasi da predestinato. L’esordio in azzurro ha portato al difensore voti oltre la sufficienza dai giornali sportivi nazionali. Quasi fosse normale che un ventiduenne al debutto con la massima espressione del calcio italiano giocasse con la tranquillità di un veterano, anche se l’avversario era il Liechtenstein. «Non ero per niente emozionato per Gianluca – racconta Giuseppe Aurilia, il suo primo allenatore al Valdarno Calcio e colui che, di fatto, lo ha scoperto –. So cosa può fare e dove può arrivare». Aurilia ora fa l’osservatore per la Spal e di ragazzini ne vede tanti. «Lui però ha qualcosa in più – dice ancora –. Non molla mai, è serio e caparbio. Se sbaglia qualcosa, significa che sta male. E questo è una caratteristica dei grandi giocatori. Anni fa dissi che sarebbe arrivato a diventare professionista. Ora lo vedo tra i migliori difensori europei tra poco tempo».

Gianluca, dal canto suo, già subito dopo la gara ha detto di essersi emozionato prima ancora di scendere in campo, ma di aver poi trasformato questa tensione in energia positiva. Normalità, quindi, come i genitori, Claudia e Giovanni, che tutti si sarebbero aspettati allo stadio Tardini di Parma per vedere il loro “bimbo” in campo con la maglia azzurra. Invece, il babbo e la mamma erano a casa, sul divano, ovviamente davanti alla televisione. I due non sono andati nella città emiliana semplicemente per motivi di lavoro. Lei è una maestra all’asilo, lui è dipendente di una conceria. E andare a Parma, con la prospettiva di partire nel pomeriggio e rientrare di notte, non era fattibile.

Meglio il calduccio del proprio salotto dove condividere un’emozione unica ma che, evidentemente, per quanto fatto da Gianluca fino a questo momento della sua carriera è quasi normale. Ma a tanti, l’altra sera a Montopoli, sarà venuta la pelle d’oca a guardare le immagini di Rai 1 mentre risuonava l’inno di Mameli e le telecamere inquadravano il viso del ragazzino partito per Firenze, dove ha giocato nel settore giovanile, sfiorando la prima squadra, per poi trasferirsi a Perugia e, infine, esplodere a Bergamo con l’Atalanta. Una faccia conosciutissima da queste parti, dove ha ancora tanti amici. Alcuni di loro, l’altra sera, erano allo stadio di Parma. Altri hanno guardato la partita in casa e altri ancora al bar Fantasy di Capanne, dov’era stata organizzata una serata speciale e dove si trovano tutti gli articoli di giornale su Mancini affissi alle pareti.

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