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Pontedera

proteste e paure 

Strada “prigioniera” dei miasmi di gas, continua il mistero di via Vittorio Veneto

Pietro Mattonai
Strada “prigioniera” dei miasmi di gas, continua il mistero di via Vittorio Veneto

I cattivi odori non se ne vogliono andare nonostante le verifiche scattate in seguito all’emergenza del 6 febbraio  

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pontedera. I cattivi odori di via Vittorio Veneto non se ne vanno ed è ancora mistero sulla loro origine. Ormai da gennaio, quando residenti e commercianti della via parallela al fiume Era cominciarono ad annusare uno strano odore di gas, non si capisce da dove provenga questa esalazione. Una situazione che si è protratta fino allo scorso 6 febbraio, quando entrarono in azione vigili del fuoco, carabinieri, agenti della polizia municipale ed anche alcuni tecnici di aziende del gas. La strada venne interdetta al traffico e i negozi chiusi in via precauzionale. Nulla di fatto, però: nessuna fuga di gas riscontrata e allarme rientrato. La situazione, tuttavia, è rimasta inalterata. Almeno così dice, per la verità da un paio di anni, chi in via Vittorio Veneto vive e lavora.

UN PASSO INDIETRO

A ricostruire la storia - un po’ tortuosa - di questa vicenda ci pensa Alessandro Niccolini, del “Caffè Letterario”, bar di via Vittorio Veneto. «A metà gennaio, nella mia cucina, avvertii un forte odore di gas – spiega – ma ho solo apparecchi elettrici, e per di più il tubo del gas è sulla strada». Inoltre, un corriere con un furgone un po’ datato e con il tubo di scappamento non in perfette condizioni, aveva fatto pensare ad Alessandro di aver individuato la causa ed era tornata la tranquillità. Ma dopo l’intervento dei vigili del fuoco, si è capito che qualcosa non andava. «Hanno fatto tutti i controlli necessari – dice – ma niente da fare: nessuna risposta certa». A quel punto è intervenuta anche Arpat. «Dicono che qualcuno potrebbe anche aver sversato illegalmente dei liquami nella fognatura – prosegue –: hanno prelevato dei campioni, tra qualche settimana dovrebbero arrivare i risultati».

LA SITUAZIONE

Anche chi vive qui conferma che l’odore è spesso insopportabile. «Ho dovuto chiudere il bocchettone del gas per questa puzza, sennò la casa viene pervasa – racconta un residente – speriamo di non avere fuoriuscite di gas, altrimenti…». Da casa sua, che dà direttamente sulla cateratta, con pioggia e vento le esalazioni diventano nauseanti. «Se mi affaccio vedo una schiuma nera e gonfia – dice – e quando si sente, la puzza è incredibile». Secondo lui, la soluzione potrebbe essere quella di procedere a un intubamento e un interramento della cateratta. «Se non se ne occupano è un bel problema – continua –: il rischio è che qualcuno faccia il vandalo e se la risolva da solo».

A CACCIA DI RISPOSTE

In attesa dei risultati della campionatura effettuata da Arpat, i commercianti chiedono un intervento che limiti le esalazioni. «Ci era stato detto che un camion di Acque spa con la pompa a pressione avrebbe effettuato un lavaggio della cateratta – aggiunge Niccolini – ma io sono qua sedici ore al giorno e non ho visto niente». Intanto, il proprietario del bar spera che l’odore non abbia conseguenze negative in termini di salute. «Proprio perché sono qui gran parte della giornata – conclude – non vorrei aver respirato qualcosa di tossico». Ovviamente, se così non è stato confermato da Arpat, la situazione è sotto controllo. Ma l’odore rimane. «Sto pensando seriamente di scrivere al procuratore della Repubblica – protesta il residente – perché non è possibile vivere così». E il mistero continua. —

Pietro Mattonai

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