Il Tirreno

Pontedera

il delitto di casteldelbosco 

Giuseppe ucciso da Danny senza alcuna colluttazione

Sabrina Chiellini
Giuseppe ucciso da Danny senza alcuna colluttazione

I risultati della perizia inchiodano il giovane in carcere per omicidio. Fu la sua pistola a sparare contro Marchesano e ad ammazzarlo

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MONTOPOLI. La pistola che uccise Giuseppe Marchesano, trovato cadavere nel suo appartamento a Casteldelbosco nel novembre scorso, è quella che fu sequestrata a casa di Danny Scotto, 27 anni, operaio agricolo di Chiesina Uzzanese.

I colpi rinvenuti nella casa, oltre che sul cadavere del povero Marchesano, sono della 357 Magnum che l’operaio agricolo, in carcere con l’accusa di omicidio volontario, aveva acquistato pochi giorni prima del delitto. Per la Procura di Pisa le indagini sull’omicidio sono concluse e non ci sono dubbi sulle responsabilità di Scotto che dopo una prima confessione ha ritrattato negando ogni responsabilità nel grave fatto. E la difesa del giovane ha chiesto una perizia psichiatrica per dimostrare che al momento di sparare all’ex compagno di scuola Scotto era incapace di intendere e di volere. Solo pochi giorni fa l’avvocato Barbara Luceri ha affidato l’incarico al dottor Enrico Malotti, dirigente di psichiatria all’ospedale di Livorno.

Gli accertamenti del Ris di Roma, che ha già depositato la relazione tecnica biologica sulla pistola e sul dna trovato nell’appartamento della vittima (la cui cui famiglia è assistita dall’avvocato Ivo Gronchi), confermano la ricostruzione della Procura.

Cinque i proiettili camiciati in lega di rame calibro 357 Magnum/38 special e due in piombo nudo. L’arma usata per il delitto è una pistola a rotazione, marca Taurus, calibro 357 Magnum, modello 627 Traker competition Pro, collaudata nel 2016. Gli esami eseguiti hanno permesso di accertare che i sette proiettili repertati dopo l’omicidio sono stati tutti sparati con la pistola a rotazione sequestrata dai carabinieri a casa dell’indagato Scotto. Dalla consulenza emerge che sulle scarpe e sugli indumenti sequestrati a Scotto non c’è sostanza biologica riferibile alla vittima. Sui bicchierini sequestrati in casa aveva bevuto solo la vittima e sotto le sue unghie non sono state trovate tracce dell’indagato. Il che fa ritenere che tra i due non ci sia stata una vera e propria colluttazione. —

Sabrina Chiellini

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