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Pontedera

Parità di genere nei convegni, le linee guida dell'ateneo di Pisa

Da sinistra Elisa Giuliani, Nadia Pisanti e Adriana Ciurli
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Da sinistra Elisa Giuliani, Nadia Pisanti e Adriana Ciurli

Il Comitato unico di garanzia stila undici punti, come prevedere la presenza di donne nei comitati organizzatori e nell'elenco di chi prende la parola

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PISA. Il Comitato unico di garanzia (Cug) dell’Università di Pisa ha stabilito linee guida per l’organizzazione di eventi, seminari, workshop e convegni scientifici al fine di renderli più inclusivi e, in particolare, affinché vadano nella direzione delle pari opportunità di genere, in base allo sviluppo sostenibile dettato dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che l’ateneo pisano si è impegnata a perseguire.

“Si basa – dicono Adriana Ciurli, del dipartimento di Scienze agrarie e vicepresidente Cug, Elisa Giuliani, del dipartimento di Economia e Management e Nadia Pisanti, del dipartimento di Informatica e componente Cug - sulle indicazioni che provengono dalla ricerca internazionale condotta sul tema, e sono in linea con l'orientamento generale di ciò che sta diventando una buona pratica nelle conferenze scientifiche di tutto il mondo”.

Il primo punto della lista formata da undici linee guida dice: “Assicurarsi che il comitato organizzatore e il comitato scientifico prevedano un’adeguata partecipazione del genere sottorappresentato. Un comitato organizzatore più equilibrato si riflette solitamente in un programma più rispettoso della parità di genere”. E, un comitato scientifico più equilibrato in termini di età, “genere e origini geografiche invia un forte messaggio di inclusione e può attrarre partecipanti più diversi”.

Al secondo punto si affronta il tema della scelta di chi deve parlare, per esempio a un convegno, è bene “assicurarsi di avere una lista di interventi il più possibile equilibrata in termini di rappresentanza di genere. L’esperienza dimostra che alle donne spesso si offrono ruoli di minore rilievo nelle conferenze. La mancanza di donne tra gli oratori riduce la diversità e rafforza gli stereotipi in termini di competenze scientifiche”.

Poi, “evitare la facile soluzione di coinvolgere le donne solamente nei ruoli di moderatrici o presidenti di sessione”, a cui si aggiunge: “Quando viene organizzata una tavola rotonda, considerare la possibilità di coinvolgere persone di genere diverso, a diversi livelli di carriera, e di includere anche giovani tra gli interventi”. Al quinto punto si parla della “strategia programmata di promozione delle pari opportunità per le conferenze” con l’indicazione di “ricordare a chi presiede le sessioni o a chi porta avanti la moderazione di tavole rotonde che la conferenza promuove la parità di genere”.

L’ambiente in cui si svolge l’evento deve, poi, essere “inclusivo” e non ostacolare “la partecipazione femminile e l’equilibrio di genere. È dimostrato che le donne fanno meno domande degli uomini nelle conferenze, riducendone la visibilità, le opportunità di networking e di promozione della propria ricerca”. Altro consiglio: “Raccogliere e diffondere i dati su come la conferenza persegua gli obiettivi di inclusione e di parità di genere, e se e quanto questi obiettivi siano stati raggiunti”. E a chi viene invitato a una conferenza, il suggerimento è di chiedere “informazioni e verificate se il genere sottorappresentato non sia assente o troppo poco presente”, con la possibilità di segnalare eventuali problemi o, addirittura “di non partecipare se il problema dovesse persistere”.

Il Cug dell’Università di Pisa parla anche del problema delle “barriere strutturali alla partecipazione, come le responsabilità familiari”. I genitori hanno responsabilità di cura primarie per i bambini e “questo può limitare la loro capacità di viaggiare e partecipare a conferenze, e il limite grava ancora soprattutto sulle donne. Offrire supporto economico per coprire tali spese aggiuntive per l'assistenza all'infanzia, ovvero mettere a disposizione servizi che favoriscano la conciliazione tra l’impegno convegnistico e l’attività di cura. Per la copertura di tali spese possono essere cercati sponsor specifici oppure possono essere previsti dall’Ateneo dei supporti finanziari dedicati ad eventi che promuovano le pari opportunità”.

“Nel caso di conferenze con partecipazione a pagamento ed in settori disciplinari in cui un genere femminile è particolarmente sottorappresentato, al fine di incentivare la partecipazione femminile – si legge nelle linee guida - valutare l’ipotesi di sconti per l’iscrizione di relatrici di sesso femminile, eventualmente individuando sponsor specifici per lo scopo”.

E, “con riferimento ai bandi di ateneo destinati all’assegnazione di contributi finanziari a eventi scientifici che rispettino determinate condizioni, prevedere che tra le condizioni necessarie al supporto vi siano politiche di pari opportunità perseguite dall’evento, in termini di equilibrio di genere ovvero di misure di conciliazione”.

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