Gioco
Tartufai, regole dal fisco e patrimonio dell’umanità
Sembra ormai vicino il riconoscimento della cultura da parte dell’Unesco Intanto la nuova tassazione: 100 euro per chi non supera i 7mila euro di raccolto
san miniato. Il mondo dei tartufai tutto in un convegno. Le nuove regole e le nuove opportunità di chi raccoglie il prezioso tubero discusse sotto il coordinamento dell’assessore alle attività produttive Giacomo Gozzini, nella Sala del Bastione a San Miniato che, in questo modo, si conferma capitale del tartufo. Come quando – l’ha ricordato il sindaco Vittorio Gabbanini nel suo saluto agli intervenuti – fu consegnato a Cristiano Ronaldo e qualcuno ha criticato. «Ma si è trattato, anche questa, di un’operazione di marketing a costo zero che ha dato i suoi frutti».
Nuove regole, si diceva, come quelle apportate dalla legge finanziaria 2019 fissa nuove fiscalità. E sulla quale la folta assemblea di cercatori ha avuto le dovute spiegazioni per non incorrere nelle maglie del fisco. La cosa è semplice: fino a 7mila euro di guadagno la tassa è di 100 euro da assolvere entro il 16 febbraio dell’anno successivo. E chi supera tale tetto, come ha ricordato Fabio Cerretano, presidente Fnati (Federazione nazionale delle associazioni tartufai italiani), deve iscriversi all’Inps e pagare i contributi previsti. Ora la tassazione è al 23,78% perché è considerata l’occasionalità della prestazione. Ma il confine è alquanto labile: come si a prendere in considerazione l’occasionalità se uno ha il mezzo, il cane, gli arnesi adatti per svolgere la ricerca nei boschi del tubero?
Attenzione: i controlli non mancheranno, se è vero, come è vero che la guardia di finanza ha già fatto passi avanti per avere a disposizione gli elenchi, regione per regione italiane, dei cercatori.
Lo ha fatto presente Michele Boscagli, presidente dell’Associazione nazionale città del tartufo, rammentando anche l’istanza da presentare all’Unesco per il riconoscimento della cultura del tartufo come patrimonio dell’umanità. «Che non vorrà dire un’opportunità commerciale ma una sensibilità diversa per la professionalità e la tradizionalità del fenomeno tartufai».
«Il riconoscimento da parte dell’Unesco – secondo Andrea Acciai, presidente Uratt (Unione regionale delle associazioni tartufai toscani) significherebbe anche influenzare circa il mantenimento delle zone tartufigene e promuovere la “salute” dei boschi e della natura. Può essere anche un elemento determinante per giungere al censimento delle aree tartufigene».
Allo stesso tempo Michele Boscagli ha fatto presente “il pericolo” che arriva da altre nazioni europee, in modo particolare dalla Slovenia, dove i cercatori hanno capo libero di agire nei mille ettari tartufigeni, il cui prodotto può invadere le nostre tavole e rapire le attenzioni dei commercianti. È ovvio che cambia la qualità ma per l’utente finale, forse, il tartufo è sempre tartufo.
Boscagli ha ricordato che nel corso dell’anno ci sarà la partecipazione a rassegne, come quella a Matera capitale europea della cultura, a Bologna, a New York.
Marco Remaschi, assessore regionale all’Agricoltura, ha rilevato come sia «in dirittura d’arrivo una nuova regolamentazione, sempre pronti però ai suggerimenti delle associazioni interessate, in direzione di un miglioramento dell’attività, anche con nuove piantumazioni». —
Paolo Falconi
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