Il Tirreno

Pontedera

truffa telematica 

Anziano fotografo vittima di furto d’identità, email inviate a suo nome

S.C.

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CASCINA. «Ciao, posso parlarti di un problema via email? Ho perso il cellulare, posso contare su di te?». Centinaia di contatti di un anziano fotografo del club “3C” di Cascina, in questi giorni, hanno ricevuto una lettera per posta elettronica, apparsa subito alquanto sospetta. Arrivata da Enzo Gaiotto, che era a casa sua ed era completamente all’oscuro di quello che stava succedendo. Invece, l’anonimo autore del messaggio, che evidentemente si era impossessato delle credenziali della posta elettronica del fotografo, raccontava una storiella fantastica. «Sono in vacanza in Mali e ho dimenticato tutto: telefono, carta di credito e altro». Che disdetta, veniva da pensare leggendo il messaggio. Ma subito dopo si chiedevano 950 euro con la promessa di un rapido rimborso al momento del ritorno dalle vacanze. «Se sei disposto ad aiutarmi ti dirò come fare», continuava la lettera e poi si indicava un facile modo per trasferire il denaro all’estero. Niente di più assurdo. Non era vero niente e si trattava di una comunissima truffa. L’unico consiglio che la polizia postale dà in questi casi è quello di informare tutti i contatti invitandoli a non cadere nella trappola e di presentare una denuncia per quello che è successo. Oltre al reato di truffa c’è quello di sostituzione di persona.

Le richieste di denaro infatti partono a nome di una persona che non ne sa nulla. Destinatari della richiesta d’aiuto sono amici e conoscenti della vittima del furto d’identità.

Ad esempio: i truffatori hanno preso il nome di Gaiotto e sfruttato la sua mailing list. I destinatari, ossia tutti coloro che hanno dialogato via email con lui, si sono visti arrivare sulla loro posta elettronica il messaggio “incriminato”. Tra questi c’è chi ha subito telefonato all’interessato e chi invece ha chiamato la polizia postale. Tra l’altro, chi spedisce le lettere-trappola chiede sempre di non informare i familiari del mittente per non correre il rischio di venire scoperti.

«Non ne sapevo nulla – dice Gaiotto –. Ssono tranquillamente a casa mia e mi sono reso conto di quello che stava capitando dalle telefonate delle persone che conosco e che mi hanno avvisato». Il fotografo si è recato alla polizia postale e ha presentato una denuncia. Il suo non è un caso isolato, ce ne sono tanti. L’importante è non cadere nella rete, per questo dare notizia di questo genere di truffe può aiutare altri a non incorrere nell’errore di inviare soldi non all’amico (al quale è stata rubata l’identità) ma ad un perfetto sconosciuto. –

S.C.

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