Il Tirreno

Pontedera

Emergenza sangue negli ospedali, rischio rinvio per gli interventi

Pietro Mattonai
Il primario Fabrizio Niglio
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Il primario Fabrizio Niglio

Il primario dei centri trasfusionali di Pontedera e Volterra, Fabrizio Niglio, suona il campanello d’allarme: "Donazioni in netto calo, facciamo l’impossibile ma è sempre più dura"

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PONTEDERA. «Facciamo i salti mortali per dare ai pazienti ciò di cui hanno bisogno, ma ogni giorno diventa sempre più difficile». È preoccupato il dottor Fabrizio Niglio, primario dei centri trasfusionali dell’ospedale “ Lotti” di Pontedera e del “Santa Maria Maddalena” di Volterra. E ne ha tutte le ragioni: nel bimestre di gennaio e febbraio, rispetto allo scorso anno, c’è una carenza di 75 unità di plasma e sangue. «Avevamo avuto una piccola risalita dopo gennaio ma appena abbiamo mollato siamo tornati sotto». Con tutte le - gravi - conseguenze che possono derivare da una mancanza di sacche: operazioni a rischio e interventi da valutare.

SOS SANGUE. Pontedera e Volterra, comunque, non sono sole. Anzi. «È un problema che riguarda un po’ tutta la Toscana – spiega Niglio – e anche per questo nessuno riesce a compensare le carenze dei singoli ospedali». In particolare, a livello regionale, è il tipo 0 a destare maggiori preoccupazioni, in quanto cosiddetto “donatore universale”. «Per capire la situazione – continua – basti pensare che negli ultimi giorni ci arrivano pressappoco metà delle unità di cui abbiamo effettivamente bisogno». Un deficit che il primario proprio non riesce a spiegarsi. «Non riusciamo a capire il meccanismo di questa flessione – commenta – anche perché quest’anno l’influenza non ha una forma così aggressiva come nel 2018». Come detto, i primi ad essere colpiti dalla mancanza di sangue e plasma sono coloro i quali ne hanno più bisogno, vale a dire i pazienti. «Non voglio certo creare allarmismi, perché non voglio far preoccupare i pazienti – prosegue – ma il rischio di dover rinviare alcune operazioni purtroppo». Ecco perché serve una risposta massiccia e immediata da parte di quel bacino di donatori che, nel corso dell’ultimo anno, ha portato i due centri trasfusionali (Pontedera e Volterra) a numeri invidiati da tutta la Toscana.

FORZE FRESCHE. Alla radice, per Niglio, il problema è quello di un mancato turn-over tra vecchi e nuovi donatori. «Purtroppo – scherza il primario – i donatori non sono eterni». Il “pensionamento” dei donatori arriva a 65 anni, con la possibilità di derogare a 70. Ma una volta raggiunto il limite d’età, servono forze fresche per mantenere la giusta affluenza. «Il turn-over si sta dimostrando scarso perché c’è chi dona tantissimo e chi, pur potendo, spesso e volentieri non dona». Avis e Fratres si sono attivate per chiamare a raccolta i propri associati. «Ho parlato con le associazioni – dice –, stanno facendo il massimo, ma non possono certo costringere le persone». Forse, allora, quando i più grandi sonnecchiano, l’esempio migliore può essere dato dai ragazzi.

LA CARICA DEI GIOVANI. Quando si parla di studenti e studentesse, il tono del dottor Niglio cambia completamente: alla preoccupazione si sostituisce la speranza. «I ragazzi delle scuole sono eccezionali, siamo già a una settantina tra donazioni e pre-donazioni». Linfa vitale preziosa, per la quale Niglio vuol ringraziare insegnanti e dirigenti scolastici. «Fanno un grandissimo lavoro – conclude – ed è anche grazie a loro che ho fiducia».
 

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