Il Tirreno

Pontedera

il futuro della maxi area umida 

Un patto per salvare il Padule da cinghiali e gamberi-killer

Marco Sabia
Un patto per salvare il Padule da cinghiali e gamberi-killer

Cacciatori, agricoltori, proprietari e imprenditori pronti a formare un consorzio «La Regione ci affidi la gestione, serve una svolta anche per la promozione» 

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FUCECCHIO. «Date a noi la gestione delle riserve del Padule di Fucecchio». L’appello arriva da un gruppo di associazioni e sigle, che fanno riferimento ai proprietari (della provincia di Firenze e di quella di Pistoia), ai cacciatori (Federcaccia Pistoia e Atc Pistoia), agli agricoltori (Coldiretti) e agli imprenditori (gli albergatori di Montecatini). Soggetti che sono pronti a costituirsi in un consorzio, allo scopo di promuovere una convenzione con la Regione che stabilisca come portare avanti la gestione delle riserve naturali, che sono il 20% dei 1800 ettari dell’area palustre più estesa d’Italia (il resto è in mano ai privati).

Il consorzio che vorrebbe promuovere un “marchio Padule”, vuole cambiare il volto alla maxi area umida, a partire dal contenimento delle specie invasive e alloctone. Un’opera di contenimento che rientra in un progetto più ampio che queste sigle hanno già fatto vedere alla Regione, ricevendo risposte interlocutorie. Progetto che si chiama “Vivere il Padule” e che propone linee guida diverse da quelle del soggetto che ad oggi si occupa delle riserve: il Centro di ricerca, documentazione e promozione del Padule, con sede a Castelmartini. Ma andiamo con ordine, a partire dalle richieste di Federcaccia Pistoia: «La gestione fino ad oggi delle riserve – sottolinea il presidente Franco Biagini – ha comportato uno spreco di soldi del contribuente: le aree sono abbandonate e spesso i privati non possono intervenire sulle proprie proprietà. Questa zona viveva di caccia, pesca e agricoltura: adesso siamo pieni di ungulati e altre specie che devastano l’ambiente. Per questo serve contenerle, ottenendo dagli enti preposti le autorizzazioni per procedere». L’Atc di Pistoia, infatti, come ha spiegato il referente Massimo Damiani «ha formato 100 cacciatori per gli abbattimenti nelle riserve. Anche perché d’estate riserve sono secche e piene di cinghiali, non è tollerabile». Che poi ai problemi causati dagli animali (che seguono la loro natura) ci sono quelli portati dalle specie vegetali: «La vegetazione – spiega il rappresentante dei proprietari Paolo Pellegrini – è stata sostituita, sono rimaste solo gaggia e cannella. C’è una consulta del Padule, che ha prodotto tante buone idee ma niente di più. E intanto i problemi aumentano, come coi gamberi killer: noi avevamo proposto di iniziare con la pesca intensiva, per poi smaltirli, perché non sono commestibili».

E se i cacciatori si lamentano, di certo gli agricoltori non sorridono: «Gli agricoltori – spiega Michela Nieri di Coldiretti Pistoia – sono esasperati dall’impatto delle specie alloctone. Quando seminiamo i semi vengono mangiati dai cinghiali, oppure più tardi dagli uccelli. E se per caso la pianta cresce, poi tornano i cinghiali e fanno razzia». Il consorzio, oltre a fare pressione sulla Regione, si occuperebbe anche della promozione turistica: «Il Padule – a dirlo è il referente degli albergatori di Montecatini Moreno Mencarelli – si valorizza sfruttandolo a 360 gradi: dal turismo alle escursioni, alla scoperta delle tradizioni e delle usanze fino ai prodotti tipici. Serve un brand da esportare fuori dal contesto locale. Siamo seduti su una miniera d’oro e non ce ne accorgiamo, oppure facciamo finta». Intanto, restando in tema di problemi dell’area umida, i volontari dell’associazione “Il Padule” hanno raccolto all’interno dei canali e dei chiari una montagna di rifiuti abbandonati dagli incivili. —

Marco Sabia

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