Il Tirreno

Pontedera

DECISIVA UNA RICOSTRUZIONE VIDEO  

Seconda assoluzione per lo zio accusato di violenze dalla nipote

Pietro Barghigiani

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SAN MINIATO. Dopo l’assoluzione in primo grado perché il fatto non sussiste, un pensionato accusato dalla nipotina di violenza sessuale, ieri pomeriggio ha ottenuto un secondo verdetto favorevole in Corte d’Appello.

I giudici fiorentini lo hanno assolto, ai fini delle statuizioni civili. A livello penale la sentenza era già definitiva con il pronunciamento in abbreviato nell’ottobre 2013. La parte civile, l’avvocato Massimiliano Calderani, aveva fatto ricorso per affermare la responsabilità civile dell’uomo che, difeso dagli avvocati Andrea Di Giuliomaria e Maria Teresa Schettini, è stato riconosciuto innocente per la seconda volta. Lo accusava la nipote, all’epoca del fatti 12enne. L’avvio delle indagini è datato marzo 2010.

La ragazzina scrive un racconto che affida alla professoressa di italiano. L'insegnante parla con la ragazza, poi si rivolge ai carabinieri che avvisano i genitori e ascoltano di nuovo l’alunna. Sostiene di aver subìto palpeggiamenti per almeno quattro o cinque volte con lo zio che si sarebbe fatto toccare nelle parti intime. La dodicenne era stata più volte ascoltata ed era caduta in una serie di contraddizioni.

Tanto che lo stesso pm aveva chiesto l'archiviazione.

Contro questa richiesta aveva fatto opposizione la parte civile che aveva ottenuto l'imputazione coatta dello zio.

Per dimostrare l’inattendibilità dell’accusatrice i difensori Di Giuliomaria e Schettini avevano ingaggiato la criminologa Roberta Bruzzone, volto televisivo dei principali casi di cronaca nazionali. Come indagine difensiva era stato anche girato un video con attori impegnati a mettere in scena il racconto della bimba interpretata da una ragazzina di corporature simile.

Lei diceva che lo zio la prendeva con la forza facendola passare da una finestra del primo piano, mettendole una mano sulla bocca, e poi dalla cucina per entrare in un garage dove si sarebbero consumati i palpeggiamenti reciproci. La ricostruzione filmata di quei movimenti aveva dimostrato quanto fosse impraticabile la sequenza riferita dalla ragazzina che non venne creduta nel 2013 e che anche ieri non è stata ritenuta attendibile dai giudici. —

Pietro Barghigiani

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