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Pontedera

inchiesta “principessa” 

Baby squillo, fratelli sotto processo a Pisa

S.C.
Baby squillo, fratelli sotto processo a Pisa

Sfruttamento della prostituzione minorile il reato contestato La ragazza ha testimoniato in aula, attimi di tensione

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PONTEDERA. Era ancora minorenne quando i due fratelli titolari di un night club a Castelfranco di Sotto l’avevano ingaggiata per lavorare nel loro locale. Paolo e Stefano Martini (oggi detenuto per altra causa), rispettivamente di 49 e 56 anni, sono a processo dopo che il loro locale, il night club Marilyn, è finito al centro dell’inchiesta “Principessa”. Qui sarebbe stata indotta alla prostituzione la giovane e così sono accusati di sfruttamento della prostituzione minorile (articolo 609 bis del codice penale).

L’indagine sulle cosiddette “baby squillo”, con le stesse accuse, aveva visto coinvolte altre due persone: Massimo Mannucci, 66enne di Casciana Terme Lari e titolare del night club Privè 230, e la sua collaboratrice Sara Calò, di 23, usciti dal processo con riti abbreviati. Resta da definire la posizione dei due fratelli, che hanno ruoli più marginali nella vicenda, pur essendo stati indagati dopo l’indagine dei carabinieri della compagnia di Pontedera per il grave reato. Ieri in tribunale è stata sentita la parte offesa, la vittima di un giro di sfruttamento non solo delle persone finite sotto inchiesta ma anche di altre che frequentava nel periodo a cui si riferiscono le indagini. Non sono mancati i momenti di tensione e i richiami da parte del giudice Eugenia Mirani, presidente del collegio giudicante, che è stata più volte costretta a intervenire per mettere fine alle domande di uno dei difensori, che rischiavano di trasformare la vittima di un reato nell’imputata. Il legale, cercando di dimostrare l’inattendibilità della testimone, si è soffermato su aspetti personali della donna che non avevano niente a che fare con il reato che viene contestato ai due fratelli. Dopo che più volte la parte offesa è scoppiata in un pianto di grande disagio, il giudice ha sospeso l’udienza per dare la possibilità alla giovane di riprendersi e riordinare le idee. In ogni caso la vittima ha confermato di essere stata contattata dai fratelli per lavorare nel loro locale anche se sapevano che era minorenne. «Dovevo intrattenere i clienti, farli bere e farmi toccare nelle parti intime».

Anche se nel night ha lavorato per poco tempo, i clienti da lei incontrati (tra l’altro la giovane è stata abusata anche dal padre che si trova per questo sotto processo) sono stati numerosi, così ha detto. La ragazza ha anche raccontato di quando, durante un controllo dei carabinieri, i fratelli l’avevano fatta nascondere in un’auto. «Mia madre poi scoprì tutto e andò dai carabinieri. In quel periodo stavo male e così mi sono trovata in questa storia», in sintesi il racconto della vittima. —

S.C.

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