Il Tirreno

Pontedera

l’addio al ristoratore di lari 

Muore a 32 anni: «Gillo, per sempre con noi e te correggi i nostri errori»

Francesco Turchi
Muore a 32 anni: «Gillo, per sempre con noi e te correggi i nostri errori»

Il dolore degli amici del trentaduenne morto in un incidente stradale. Bara accolta da un abbraccio pieno di lacrime, il padre ringrazia toccandosi il cuore

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LARI. «In questi giorni siamo stati tutti uniti, proprio come piaceva a te». Poi si rifugiano in un abbraccio collettivo, con gli occhi fissi sulla foto di Gillo, mentre l’applauso della chiesa rompe un silenzio pieno di dolore. E di incredulità. Perché Gilberto non c’è più, ma è vivo negli sguardi che si perdono nel vuoto, mentre nella mente scorrono mille ricordi, fatti di sorrisi e aneddoti incancellabili.

Lari piange da giorni insieme alla famiglia Biasci. Sono lacrime di disperazione per un ragazzo capace di lasciare un segno indelebile in tutta la comunità.

Quella stessa comunità che ieri si è ritrovata nella chiesa parrocchiale, troppo piccola per accogliere così tanto dolore. E quando babbo Paolo e mamma Carmela, entrano in piazza, “scortando” la bara di loro figlio, ricevono un applauso carico d’affetto. Un modo per ribadire loro che non sono soli.

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E l’ex sindaco si porta una mano sul cuore, per ringraziarli. Perché da quella maledetta sera di giovedì scorso, la loro casa di via dei Ciliegi è stata meta costante di un pellegrinaggio incessante di persone di ogni età: gli amici di sempre, a cominciare da quelli del paese; i compagni di squadra degli anni in cui Gilberto giocava a calcio, i clienti del ristorante “I Burattinai”, aperto cinque anni fa insieme al suo amico Federico Meini, all’ombra del Castello.

Tutti increduli e incapaci di accettare una tragedia così grande; impietriti di fronte alle immagini della Fiat Panda completamente distrutta dopo lo scontro con un autobus della Ctt Nord, in viale America a Pontedera: un incidente che si è portato via per sempre un uomo di trentadue anni che era un punto di riferimento per il paese, con il suo carattere estroverso e i suoi mille interessi.

E dopo che don Tommaso Botti, nella sua omelia invita a seguire «la strada della fede che porta alla salvezza e alla vita eterna», gli amici raggiungono il pulpito, tutti insieme, per rivolgere un ultimo pensiero pubblico a Gillo.

Combattono il dolore, che fa scendere le lacrime e spezza la voce.

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Si fanno forza e si rivolgono al loro Gilberto: «Stai tranquillo – dicono –. Babbo e mamma sono forti. E Fede ha detto che il ristorante lo riapre. In questi giorni siamo stati uniti. E abbiamo incontrato tanta gente: in ognuna di quelle persone abbiamo visto una scena vissuta con te: “guarda, a lui quella volta ha detto...”; “con quell’altro ha discusso per quel motivo...”».

Una serie infinita di aneddoti fatti di sogni e risate, di pezzi di vita incancellabili nelle menti di coloro che li hanno condivisi con lui. E che fanno scattare una promessa, accompagnata da una speranza: «Saremo per sempre insieme, Gillo. E te continua a correggere i nostri errori».

Poi l’abbraccio, che libera le lacrime. Federico accarezza la foto. Poi, tutti insieme, portano la bara fino al cimitero. Spinti dall’ultimo applauso – bagnato dalla lacrime – per Gillo, all’uscita dalla chiesa. 

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