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Pastori sversano latte a Pisa «Serve un prezzo dignitoso»

Danilo Renzullo
Pastori sversano latte a Pisa «Serve un prezzo dignitoso»

Protesta in piazza Vittorio Emanuele di allevatori di Valdicecina e Valdorcia «In Toscana viene pagato di più, ma a costi di produzione più elevati»

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PISA. «La lotta dei pastori sardi non deve rimanere isolata». Le bandiere dei quattro mori sventolano fiere in piazza Vittorio Emanuele. I campanacci, per un giorno, risuonano per attirare l’attenzione dei passanti mentre sul selciato vengono sversati litri e litri di latte.

«Questo è il risultato dei nostri sacrifici ed è meglio buttarlo che regalarlo all’industria casearia», urla il gruppo di una ventina di pastori di origine sarda, proprietari di allevamenti nel Volterrano, in Valdicecina e in Valdorcia che, insieme ad alcuni “colleghi” del centro Italia, si sono riuniti ieri in presidio a Pisa (la “protesta del latte” è approdata in Toscana qualche settimana fa con un sit-in di allevatori a Grosseto) per esprimere solidarietà ai pastori isolani che da settimane portano avanti una mobilitazione per un equo pagamento del latte e rivendicare l’attivazione di tavoli di trattativa regionali per far fronte agli alti costi di produzione.

«Per il momento è partita una trattativa con gli allevatori della Sardegna, ma non basta: occorre tutelare i pastori di tutta la penisola», dice Matteo Musio, allevatore sardo titolare di un’azienda agricola nelle vicinanze di Perugia e portavoce del Movimento spontaneo pastori liberi. «Con questa protesta speriamo di smuovere le coscienze dell’opinione pubblica, ma soprattutto delle istituzioni», continua l’allevatore mentre due bidoni di latte vengono svuotati sull’asfalto.

«Questo è un gesto estremo, diventato il simbolo delle difficoltà con cui siamo costretti a lavorare e della disperazione di tanti che, dopo anni di sacrifici, rischiano di dover chiudere le aziende», spiegano gli allevatori, mentre distribuiscono a passanti e curiosi i prodotti (formaggi e latticini) derivanti dal latte locale. Un banchetto per far comprendere le “potenzialità” di un settore, quello caseario, «che potrebbe ulteriormente svilupparsi e creare lavoro e che invece rischia di fallire».

«Non vogliamo solo esprimere la nostra solidarietà ai pastori della Sardegna, ma rivendicare tutele per gli allevatori di tutta Italia – prosegue Musio –. Il prezzo del latte non è infatti il solo indicatore per la sopravvivenza delle aziende. In Toscana il prezzo è più alto rispetto a quello praticato in Sardegna, a fronte però di costi di produzione più elevati: le aziende sono ugualmente in difficoltà. Chiediamo un prezzo adeguato per continuare a lavorare e a sopravvivere e per farlo occorre aprire tavoli di trattativa a livello regionale per discutere delle problematiche dei singoli territori».

Unire allevatori, istituzioni, rappresentanti dell’industria casearia e della grande distribuzione organizzata per un confronto continuo è la rivendicazione che i pastori continueranno a portare in piazza. «Ogni giorno, 365 giorni l’anno, con passione e tanti sacrifici portiamo avanti questo lavoro – dicono – e per farlo occorrono investimenti ab-enormi a fronte di guadagni minimi. Alle istituzioni chiediamo di mettere in campo un percorso di confronto e di trovare soluzioni concrete sul prezzo del latte per garantire una marginalità dignitosa per gli allevatori e per delineare una filiera controllata nel rispetto anche del consumatore finale». —

Danilo Renzullo

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