Toscana
L’arringa-boomerang dell’avvocato Brini frasi choc su omosessuali e Mandela
Debutto-flop per il candidato sindaco del centrodestra. «Ho una famiglia normale, non ci sono gay». Poi le scuse
«Sono un po’ emozionato, sono un neofita della politica. Potrei essere imbarazzato dalla situazione e da tutte le persone presenti, ma non lo sono, perché mi sento a casa».
Il primo a parlare di imbarazzo è stato proprio lui. Giuseppe Brini, avvocato, candidato sindaco a Pontedera per il centrodestra. Poco dopo, però, nell’imbarazzo sono piombati, loro sì, davvero, Susanna Ceccardi e Edoardo Ziello. La commissaria della Lega Toscana incrocia lo sguardo dell’onorevole - che poi porta le mani al volto in segno di disperazione - quando Brini, durante il suo discorso di ufficializzazione della candidatura, si esprime così: «La mia famiglia è una famiglia normale, non c’ho gay, non c’ho nulla...”. Una frase choc, che Brini, poi, ritratterà.
Nella sede del Carroccio, in via Leopardi, seguono interminabili secondi di imbarazzo. Brini continua a parlare, ma i rappresentati dei partiti della coalizione hanno la faccia di chi sa che, a breve, dovrà fare i conti con una bella gatta da pelare. Che puntualmente, a fine conferenza, si presenta sotto forma di un mare di reazioni da ogni parte politica. La nuova vita - quella da politico - di Giuseppe Brini, comincia nel peggiore dei modi. E le figuracce diventano due quando commenta il murale raffigurante Nelson Mandela realizzato a Firenze, in piazza Leopoldo, dall’artista Jorit Agoch. «Firenze ha tanti personaggi storici importanti, l’opera poteva essere dedicata a loro», ha detto Brini. Tra uno scivolone e l’altro del candidato scelto dalla Lega, apprezzato anche dalle altre forze della famiglia del centrodestra, termina la conferenza stampa. E inizia la corrida. «Credo che le parole di Brini si commentino da sole – dice il candidato sindaco del centrosinistra, Matteo Franconi – a lui faccio un grosso in bocca al lupo per la campagna elettorale e alla mia città auguro di avere sempre il coraggio e la voglia di continuare a essere il luogo in cui la ricchezza più grande è l’amore tra le persone. A Brini consiglio la visione del film “Mine Vaganti”».
In casa Lega scatta l’allarme. E a gettare acqua sul fuoco arriva l’onorevole Ziello: «La frase sui gay pronunciata da Giuseppe Brini è imbarazzante e non rispecchia il pensiero della Lega, partito inclusivo che guarda al futuro. Per noi ognuno è libero di seguire l’orientamento sessuale che più lo aggrada e questo è testimoniato dai nostri iscritti e simpatizzanti omosessuali».
Il caso si infiamma. Il sindaco uscente, Simone Millozzi (Pd), cita Ferzan Ozpetek: “Nel mondo che amo, ciascuno può essere semplicemente se stesso, con naturalezza e libertà, senza per questo sentirsi giudicato”.
Nel pomeriggio, poi, arriva il dietrofront di Brini: «Mi scuso se le parole che ho utilizzato possono aver offeso la sensibilità di persone che non debbono essere giudicate per l’inclinazione sessuale. Mi sono espresso male. Con i fatti, meglio che a parole, dimostrerò che nessuno verrà discriminato. Le persone che rispettano le regole, di ogni sesso o colore, saranno al centro della nostra azione amministrativa. Le liste che mi sostengono non guardano alle preferenze sessuali, tant’è che sono presenti anche candidati dichiaratamente omosessuali, scelti solo in base alle loro capacità».
Duri i commenti alle parole di Brini anche da parte dell’Arci Valdera, che parla di «parole gravissime, discriminatorie e di stampo omofobo» e del Movimento 5 Stelle, che richiama a un’«uscita sconvolgente» fatta da un «candidato calato dall’alto». Doveva essere il giorno delle proposte - peraltro pressoché assenti, almeno durante il discorso di ieri - e dell’inizio dell’avventura verso la conquista di Palazzo Stefanelli per Giuseppe Brini, accolto da un centinaio di sostenitori. E invece è arrivato l’autogol. Tanto clamoroso che, nel primo giorno da candidato sindaco l’avvocato è stato subito ripreso e sconfessato dal partito che lo ha proposto per la corsa a sindaco. —
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