Gioco
Occupazione al Pesenti «Falsità su come sono andate le cose»
Parlano i rappresentanti degli studenti che difendono i professori intervenuti durante il blitz delle forze dell’ordine
CASCINA. L’occupazione del Pesenti dello scorso gennaio «è stata un successo» e gli articoli pubblicati dai giornali «raccontano fatti mai accaduti e falsità». È questa la posizione degli studenti dell’istituto cascinese, intervistati da Punto Radio a pochi giorni dall’interrogazione parlamentare depositata dall'onorevole Donatella Legnaioli per fare luce su alcune presunte aggressioni alle forze dell’ordine da parte del personale docente. I carabinieri - spiegano invece gli studenti - la mattina del 29 gennaio avrebbero attuato una «repressione violenta della protesta», tanto da scuotere anche i professori presenti, poi intervenuti “a tutela” di un ragazzo e successivamente identificati a loro volta. Gli studenti, quella mattina, erano arrivati al Pesenti intorno alle 7, pronti a riprendersi «gli spazi dell’istituto». Appena entrati, «senza forzare nessuna porta» precisano i due rappresentanti degli studenti, Noemi e Alessandro, gli allarmi della scuola avevano però richiamato sul posto le forze dell’ordine e alcuni professori. «All’esterno - continuano - avevamo affisso un manifesto con su scritte le nostre intenzioni e a differenza di quanto raccontato dai giornali, nessuno è stato costretto a partecipare. Anzi, abbiamo dato fin da subito possibilità a chi voleva di continuare a fare lezione. Terminata l'occupazione, abbiamo ripulito tutto e ce ne siamo andati». Il manifesto affisso recitava subito “la scuola è occupata” e nel corpo riportava i motivi della protesta: «Abbiamo deciso di usare l’occupazione come mezzo per riappropriarci degli spazi che ci spettano di diritto in quanto studenti. Abbiamo sentito sulla nostra pelle il culminare di un processo che tenta di applicare modelli aziendali alla gestione dell’istruzione, tenendo sempre meno conto della singolarità e della creatività dello studente, trattando i ragazzi come impiegati, preparandoli ad una vita di lavori precari piuttosto che dare gli strumenti per costruire un futuro basato sulle passioni del singolo. Questo tipo di riforme viene calato dai vertici della gerarchia senza ascoltare il parere e le richieste degli studenti e del personale che, più dei banchi e delle aule, compongono la scuola. Abbiamo il diritto di far sentire la nostra voce e di prendere parte alle decisioni che ci riguardano. Scegliamo quindi di occupare l’istituto per tre giorni nel modo più civile e rispettoso verso dirigenza, personale ed infrastrutture, per renderlo un luogo dove abbiamo diritto di esprimerci e per renderlo un ambiente più piacevole. Confidiamo nel riconoscimento della ragionevolezza delle nostre proposte e dei nostri metodi, oltre che nel supporto di docenti e personale. La scuola è dunque aperta a tutti gli studenti del complesso e invitiamo i ragazzi a partecipare». «Abbiamo raggiunto l'obiettivo prefisso - concludono - ci siamo riappropriati della scuola per tre giorni e riaperto il dialogo con la preside». —
Carlo Palotti
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