Gioco
Buio, alta velocità asfalto sconnesso La roulette russa degli automobilisti
Viaggio lungo la strada dell’incidente, servono interventi per l’illuminazione e per far rispettare il limite di 50km/h
PONTEDERA. Sarà l’alone nero sull’asfalto. O il guard-rail ammaccato. Sarà che tutti, in Valdera, hanno stampato in mente il volto sorridente di Gilberto Biasci e, soprattutto, la notizia della sua scomparsa dopo uno scontro tremendo con un autobus di linea. L’auto in fiamme, le ambulanze, il solito tam-tam sui social. La mattina dopo la tragedia viale America è una strada diversa.
Tutti, nel tratto dove nella serata di giovedì è avvenuta la tragedia, rallentano. Prudenza, curiosità, oppure, semplicemente, una particolare forma di rispetto nei confronti di un uomo strappato alla vita troppo presto. Qualcuno, addirittura, si fa il segno della croce osservando quel che rimane dei resti dell’auto della vittima, a bordo della carreggiata annerita per le fiamme che hanno avvolto il mezzo subito dopo l’impatto. Uno stranissimo silenzio fatto di rumori di auto e mezzi pesanti in movimento. Quelli che ogni giorno percorrono la lunga arteria che collega la città alla zona industriale di Gello. Una lingua d’asfalto che negli ultimi anni è stata teatro della morte di tre persone. Buia e pericolosa. Tanto da animare a più riprese il dibattito politico cittadino. Nel tratto che da Pontedera va verso Gello sono molte le irregolarità del manto stradale. C’è chi, per scansare una buca, compie una pericolosa manovra in direzione della corsia opposta, dove sfrecciano mezzi in senso contrario di marcia. Viale America vive ogni giorno così: tra una sterzata e una brusca frenata.
Imboccando il vialone dalla rotonda all’altezza del centro sportivo Stella Azzurra si nota subito la scarsa illuminazione. I lampioni ci sono, ma illuminano soltanto le decine di metri iniziali. Poi il nulla. Una situazione che, specie dopo il tramonto, diventa pericolosa. A squarciare il buio ci pensano le luci delle numerose aziende a lato della strada. Fasci luminosi che, però, sono irregolari. Stando alle immagini registrate da alcune videocamere di sorveglianza delle ditte vicine alla zona dell’incidente, ora in mano agli inquirenti, Gilberto Biasci avrebbe fatto appena in tempo a toccare i freni della sua Panda prima di colpire lo spigolo sinistro dell’autobus guidato da Stefano Malloggi. L’auto ha sbandato improvvisamente, prima del dramma che, ora, porta di nuovo alla ribalta della discussione cittadina un luogo che deve cambiare fisionomia. Le luci, le condizioni dell’asfalto, la mancanza di dispositivi per il controllo della velocità. Quest’ultima potrebbe essere la soluzione più rapida per impedire che gli automobilisti oltrepassino il limite di cinquanta chilometri all’ora indicato dai cartelli. E se la paura di una multa può aiutare a evitare le lacrime di genitori, amici e parenti, allora ben venga. Sennò ci sono i dossi. Fastidiosi per gli automobilisti, ma efficaci. Proposte. Sono soltanto proposte. Tutte figlie, però, della solita certezza. Viale America non può e non deve continuare a essere un cimitero di automobilisti.
Di chi è la colpa non è importante. Rincorrere le responsabilità non risolve il problema, che invece ha bisogno urgente di soluzioni concrete. Pensare di eliminare gli incidenti stradali è utopia, ma impegnarsi per ridurre al minimo la possibilità che avvengano è il primo passo da fare a tutela delle migliaia di persone che ogni giorni percorrono viale America. Senza dimenticare le molte biciclette che quotidianamente viaggiano a bordo strada. Quelle dei lavoratori delle aziende e magazzini della zona industriale. Di notte, e alle prime luci dell’alba, queste persone non sono visibili da chi transita in auto. E rischiano la vita. Rischiano di essere l’ennesimo capitolo nero di viale America. Una strada pericolosa. Da ripensare e riqualificare alla svelta. —
Tommaso Silvi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
