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gioiello archeologico 

Con 250mila euro riparte lo scavo per far riemergere l’anfiteatro romano

A.Q.
Con 250mila euro riparte lo scavo per far riemergere l’anfiteatro romano

Finanziamento della Fondazione Cassa di risparmio di Volterra con cui si punta a rendere visibile il perimetro della struttura

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VOLTERRA. Mentre la Regione tentenna e il governo non si fa vivo, la Fondazione Cassa di risparmio di Volterra prova a smuovere le acque di una situazione che, altrimenti, rischia di diventare un pantano. L’argomento è l’anfiteatro romano scoperto della zona del cimitero di Porta Diana a Volterra nell’estate del 2015. Lo scavo è fermo dal 2016, ma ora la prospettiva è di ripartire nel giro di due mesi. E il carburante che ha rimesso in moto la macchina è rappresentato da 250mila euro messi a disposizione dall’ente del neo presidente Roberto Pepi.

L’annuncio è stato dato ieri mattina in una conferenza stampa a cui hanno partecipato, tra gli altri, il soprintendente di Pisa, Andrea Muzzi, la funzionaria della soprintendenza, Elena Sorge, il sindaco di Volterra, Marco Buselli, l’assessore alla cultura, Eleonora Raspi e il segretario generale della Fondazione, Roberto Sclavi. Uno schieramento giustificato da un evento importante per la città etrusca, quello di scavare per rendere visibile il perimetro dell’anfiteatro, la cui proprietà dei terreni è in procinto di passare dalla famiglia Taddei al Comune volterrano. «L’8 marzo faremo un consiglio comunale in cui porteremo in approvazione una seconda variazione di bilancio per coprire i 60mila euro necessari al passaggio bonario dell’area – ha detto Buselli – In questi giorni, poi, ci incontreremo con il legale che rappresenta i proprietari per definire l’accordo. Poi dovremo attendere i classici tempi della burocrazia. Ma direi che siamo vicini al termine dell’operazione».

«Credo che in un paio di mesi partiremo con lo scavo – ha spiegato Sorge – Devo dire che questi 250mila euro arrivano nel momento migliore. Oltre al passaggio di proprietà, abbiamo appena finito il progetto di intervento, grazie al contributo delle università di Genova e Firenze».

L’idea è di creare uno scavo aperto al pubblico, come indicato da Muzzi: «Vogliamo che tutti possano seguire le operazioni nell’area dell’anfiteatro». E ancora l’archeologa: «Ci aspettiamo l’aiuto delle associazioni della città, ma anche della popolazione e dei turisti. Ovviamente, rispettando tutte le norme in fatto di sicurezza».

Ma proprio questo tema è al centro dell’intervento. «Puntiamo a far emergere un terzo della struttura – ha ripreso Sorge – Ma anche scavare in profondità per verificare la staticità dei criptoportici già individuati. Ma buona parte del lavoro riguarderà la valutazione della stabilità della collina a ridosso dell’area di scavo, sotto cui l’anfiteatro si sviluppa. E in questo, serve l’opera della Regione che deve diventare un soggetto attivo in questa partita».

Già, la Regione. La prima presentazione fatta di quella che all’epoca venne definita dal presidente Enrico Rossi, «la scoperta del secolo», venne fatta proprio dietro al duomo di Firenze, negli uffici dell’ente toscano. Tutti invocano l’intervento anche dal capoluogo. «Abbiamo cambiato impostazione – ha aggiunto Pepi – Vogliamo dire al territorio che siamo qui per supportarlo con risorse economiche, ma occorre presentare progetti rilevanti e portarli a compimento. E l’idea che ci ha spinti a finanziare la ripresa degli scavi con 250mila euro è che questo denaro possa essere una leva per interventi pubblici. Penso alla Regione, di cui si è parlato in passato dell’intenzione di mettere a disposizione altrettanti soldi ma anche al governo».

Un «calcio d’inizio» (copyright Elena Sorge) per un anfiteatro dalla forma ellittica che misura 82 metri per 64 e con una profondità variabile tra sei e dieci metri. Una struttura che all’epoca ospitava spettacolo con una capienza di settemila persone che non attende altro di tornare in superficie. —

A.Q.

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