Il Tirreno

Pontedera

l’ombra del killer sulla strage dei cavalli 

«Non ho nemici, perché mi fanno tutto questo?»

Tommaso Silvi ; Altro servizio a pag. 9
«Non ho nemici, perché mi fanno tutto questo?»

L’amarezza di Sonny Richichi (Italian Horse Protection), al quale nessuno ha riservato una parola di solidarietà

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«Nessuna delle persone che lavora nelle vicinanze del centro mi ha detto qualcosa, nemmeno una parola di solidarietà. Non so cosa dire, mi sembra strano». A parlare è Sonny Richichi, responsabile della onlus Italian Horse Protection, l’associazione che si occupa di cavalli - alcuni oggetto di sequestro giudiziario, altri dati in affidamento da privati - che da meno di due mesi ha traslocato a Tignano, borgo nel comune di Volterra.

Nove animali morti dal 31 dicembre a giovedì scorso e il sospetto atroce di un killer che colpisce lontano da occhi indiscreti, con una sostanza velenosa. «Non ho nemici, non ho mai avuto alcun tipo di discussione con persone del posto. Siamo arrivati in punta di piedi, senza disturbare, cercando di inserirci al meglio nella natura e nei meccanismi di questo posto», dice ancora Richichi. Certo, la strage di cavalli cui ha assistito insieme ai suoi collaboratori è qualcosa di incredibile. «Non sappiamo darci una spiegazione. Passano i giorni – dice ancora Richichi – aumentano le morti e cresce il sospetto che qualcuno agisca volontariamente per eliminare i nostri animali». Nell’attesa di conoscere l’esito definitivo delle analisi che stanno portando avanti Asl e Istituto zooprofilattico di Pisa cresce la paura di essere finiti nel mirino di una o più persone senza scrupoli, che combattono una battaglia sconosciuta a suon di avvelenamenti.

Perché anche l’ipotesi di un’erba tossica nel terreno in cui pascolano i cavalli vacilla. E non poco. «Prima del nostro arrivo c’era un pastore che nella stessa area in cui siamo noi oggi faceva pascolare le sue pecore. L’erba nociva avrebbe dovuto creare problemi anche a lui. E poi – continua Richichi – i primi a risentire di eventuali sostanze tossiche nel terreno sarebbero stati i nostri cavalli più anziani, alcuni di questi molto fragili dal punto di vista della salute proprio per la loro età». La scia di morte che avvolge il centro di Tignano ha portato via con sé anche il simbolo dell’associazione. «Si chiamava Koran, era il mio cavallo. Con lui, nel 2009, ho iniziato questa avventura. È morto il 2 gennaio». Sonny Richichi non ha sospetti, e neppure paura. «Non ne ho semplicemente perché non ho mai fatto niente di male a nessuno», spiega l’amante degli animali, 45 anni, che ha alle spalle una storia da film.

Nel 2007, dopo 14 anni da impiegato di banca e in odore di promozione professionale, abbandona la sua vita da giacca e cravatta e dalla Calabria si trasferisce in Toscana, dove trova lavoro nell’azienda agricola di un amico, a Montaione. «Ho sempre avuto il cavallo, conoscevo l’animale. Poi ho deciso di fare qualcosa di più e ho messo le basi per la onlus, che oggi è una realtà importante a livello nazionale». Un gioiello che negli ultimi mesi è stato deturpato da una mano ancora senza identità. Indagano la Procura e i carabinieri forestali. «Spero che le indagini arrivino velocemente alla fine. Voglio sapere – conclude Richichi – perché sono i morti i miei cavalli». —



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