Sicurezza
Chiara, le indagate ora hanno venti giorni per replicare alle accuse
Il termine scade a metà marzo dopo l’avviso di chiusura delle indagini per omicidio colposo a titolare e due cuoche
palaia. Possono presentare memorie difensive e chiedere di essere sentite, le tre indagate per la morte di Chiara Ribechini, la 24enne impiegata di Navacchio uccisa da uno shock anafilattico la sera del 15 luglio scorso. L’avviso di chiusura delle indagini è stato firmato dal sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni e notificato con l’ipotesi di reato di omicidio colposo in concorso alla legale rappresentante dell’agriturismo Colleoli, Rita Astinenti di San Miniato e alle due cuoche Giovannina Montesano, 50 anni, di Montopoli Valdarno e Antonia Coppola, 59 anni, di Santa Maria a Monte. Tutti e tre sono difese dagli avvocati Alberto Marchesi e Rosa Rubino.
I genitori di Chiara si sono affidati all’avvocato Francesca Zuccoli che li assisterà nella costituzione di parte civile in caso di processo alle tre indagate. Il magistrato ha chiesto l’archiviazione per i due camerieri e se la parte offesa non dovesse opporsi e il gip non avesse niente da ridire per loro la storia finirebbe senza ulteriori strascichi giudiziari.
Nei rispettivi ruoli, secondo l’accusa, le tre indagate non avrebbero osservato le prescrizioni utili ad evitare che la giovane, cliente abituale del ristorante, mangiasse cibi ricchi di ingredienti ai quali era allergica. Le bruschette con vellutata di piselli si sono rivelate la “pistola fumante” che ha provocato lo shock anafilattico fatale. Tutti in cucina, e anche la stessa proprietaria dell’agriturismo, sapevano dell’allergia della 24enne. «Questi piatti vanno al tavolo di Chiara, fate attenzione» avevano detto i camerieri alle cuoche impegnate a preparare gli antipasti con il pane al latte, gran parte del quale di produzione dell’agriturismo, accompagnato al passato di piselli.
La bruschetta al latte non doveva essere mangiata dall’impiegata di Navacchio. L’avviso era stato chiaro e ripetuto in cucina proprio per scongiurare una sequenza che alla fine ha messo in fila una catena di errori dall’esito mortale. Tutti sapevano dell’allergia di Chiara, cliente assidua del locale e per questo sicura di affidarsi a persone che conoscevano la sua patologia. E anche quella sera l’impiegata aveva sottolineato, in un’abitudine che fino a quel momento si era rivelata provvidenziale, la sua allergia a uova e latticini. —
Pietro Barghigiani
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