Gioco
Pochi cinesi, ma i conciatori restano ottimisti sul futuro
Gli imprenditori registrano visite ridotte dalla Repubblica popolare durante la fiera «L’affluenza è stata comunque buona in un momento di stanca del mercato»
santa croce. Il mercato è quel che è, ma a giudicare da cosa dicono gli imprenditori conciari dopo il secondo giorno di Lineapelle, le prospettive per il 2019 non sembrano poi così negative. Anche se c’è una spia del cruscotto del bolide di lusso su cui viaggia il settore conciario che s’illumina di rosso. E che non lascia indifferenti. Dalla fiera di Rho a Milano, tra gli stand dell’esposizione più importante del settore conciario, ci sono stati pochi cinesi. Una novità rispetto al passato. Ma una conferma di quanto sta avvenendo nel mondo. La Repubblica popolare ha tagliato del 17% gli acquisti di pelle italiana nel 2018. E gli effetti sono davanti agli occhi degli operatori. . A Lineapelle ci sono circa 1200 espositori totali da diversi Paesi del mondo, 564 concerie di cui 350 italiane e quasi 200 toscane.
“Guardare avanti” sembra essere, comunque, il diktat che i conciatori si sono dati per questo periodo di «riflessione del mercato», come da copyright di Alessandro Francioni, presidente di Assoconciatori di Santa Croce sull’Arno. Il suo predecessore sulla poltrona dell’ente di categoria, Franco Donati, titolare del D & Co Consorzio di Santa Croce, si dice molto soddisfatto per come sta andando Lineapelle. «Soprattutto il primo giorno – spiega l’imprenditore – abbiamo avuto molte visite di rappresentanti delle griffe. Francesi e italiani sono i nostri clienti e hanno confermato l’interesse per i nostri prodotti».
Una fiera, quella in corso negli spazi espositivi milanesi, in cui si presentano le collezioni per la primavera/estate 2020 e in cui le tonalità sgargianti sembra essere la tendenza del momento. «Tra i nostri prodotti di punta, croste scamosciate, arricchite da effetti lucidi, che esaltano le sfumature di colore, molto richieste dal mercato delle sneakers più preziose e alla moda», dice Andrea Landi della conceria Rivadavia di Castelfranco di Sotto.
E se le novità sono numerose, le certezze per la prossima stagione estiva non sono molte. «Il mercato è fermo. Va tutto e non va niente – dice Luca Tempesti dell’omonima conceria di famiglia di Ponte a Egola, indicando un momento di sostanziale confusione rispetto ai filoni da seguire per la produzione –. Il mercato è praticamente fermo, anche se a Lineapelle c’è stato un bel movimento di compratori. Molti giapponesi e in larga maggioranza stranieri più che rappresentanti di aziende italiane». Il momento di stanca del mercato è confermato anche da Ettore Valori, imprenditore conciario anche lui di Ponte a Egola: «Difficile trovare la tendenza giusta da proporre. Le richieste sono sempre più stringenti in questa fase, ma sono anche diversissime tra loro. E per noi il compito è sempre più difficile».
«Se è prematuro fare un bilancio della fiera ancora in corso – dice il direttore dell’Associazione conciatori, Aldo Gliozzi – certamente anche questa edizione di Lineapelle ha confermato la vitalità delle concerie toscane e la loro leadership sotto il profilo della qualità e del contenuto moda».
Ieri poi il distretto toscano è stato protagonista di un workshop sul tema dell’economia circolare con ricercatori, imprenditori e tecnici legati alla filiera della pelle, tra i quali anche il direttore del depuratore Aquarno, Nicola Andreanini, che ha parlato delle attività connesse all’accordo di programma che vedono il depuratore di Santa Croce al centro dell’imponente opera infrastrutturale del cosiddetto Tubone. —
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