Il dolore
Chiara, inchiesta chiusa: tre indagate
Omicidio colposo in concorso per la legale rappresentante dell’agriturismo e le due cuoche che prepararono le bruschette
CASCINA. Chiusa l’inchiesta sulla morte di Chiara Ribechini, la 24enne impiegata di Navacchio uccisa da uno shock anafilattico la sera del 15 luglio scorso.
Il sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni ha inviato l’avviso di chiusura delle indagini a tre persone con l’accusa di omicidio colposo in concorso.
Si tratta della legale rappresentante della società proprietaria dell’agriturismo Colleoli e di due cuoche. Richiesta di archiviazione per due camerieri. Le indagate hanno ora 20 giorni di tempo per chiedere di essere sentite o per produrre memorie difensive. Il passaggio successivo sarà la richiesta di rinvio a giudizio.
Nei rispettivi ruoli, secondo l’accusa, le tre indagate non avrebbero osservato le prescrizioni utili ad evitare che la giovane, cliente abituale del ristorante, mangiasse cibi ricchi di ingredienti ai quali era allergica.
Le bruschette con vellutata di piselli si sono rivelate la “pistola fumante” che ha provocato lo shock anafilattico fatale. Tutti in cucina, e anche la stessa proprietaria dell’agriturismo, sapevano dell’allergia della 24enne.
«Questi piatti vanno al tavolo di Chiara, fate attenzione» avevano detto i camerieri alle cuoche impegnate a preparare gli antipasti con il pane al latte, gran parte del quale di produzione dell’agriturismo, accompagnato al passato di piselli.
La bruschetta al latte non doveva essere mangiata dall’impiegata di Navacchio.
L’avviso era stato chiaro e ripetuto in cucina proprio per scongiurare una sequenza che alla fine ha messo in fila una catena di errori dall’esito mortale.
Tutti sapevano dell’allergia di Chiara, cliente assidua del locale e per questo sicura di affidarsi a persone che conoscevano la sua patologia. E anche quella sera l’impiegata aveva sottolineato, in un’abitudine che fino a quel momento si era rivelata provvidenziale, la sua allergia a uova e latticini. Una precauzione scontata che alla fine non è servita a evitare la tragedia.
La consulenza affidata dalla Procura a Patrizia Restani, professoressa di chimica alimentare a Milano ha indicato nella quantità di latte contenuta nel pane dei crostini la causa del decesso. Una sorta di avvelenamento micidiale per intensità e porzioni che neanche l’antidoto dell’adrenalina era riuscito a neutralizzare.
I valori riscontrati su latte e uova, per i crostini mangiati prima dei pasti, e su altri alimenti, sarebbero stati così elevati da giustificare l’inefficacia della puntura di adrenalina che la 24enne si era somministrata nell’estremo tentativo di superare una crisi che non le ha dato scampo. La conseguenza fu una morte tra le braccia del fidanzato in strada mentre rientrava a casa. —
Pietro Barghigiani
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