Sicurezza
Chiude il ponte sull'Arno: a rischio 70 milioni di fatturato e 300 posti
Vicopisano: l'allarme nel corso della partecipata assemblea organizzata da Confcommercio. La Provincia: i lavori sono indispensabili, la struttura sta per cedere
VICOPISANO. Settanta milioni di fatturato e trecento posti di lavoro in meno. Questo, secondo ConfCommercio, sarà il conto, salatissimo, che potrebbe pagare il distretto industriale di Noce. Con l’inizio di giugno e per 25 settimane, il ponte sull’Arno di Lugnano sarà oggetto di diversi lavori di consolidamento. Sei mesi di cantiere, che per almeno 14 settimane (ma potrebbero calare a 10) prevedono la chiusura totale della struttura al traffico veicolare, sconvolgendo l’intero sistema viario ed economico del Lungomonte.
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L’intervento messo a progetto dalla Provincia di Pisa, comunque, è bene saperlo, non potrà slittare ulteriormente. Perché a quanto riferito da Cristiano Ristori, l’ingegnere che cura l’operazione, il ponte, se non recuperato a dovere, prima o poi, è destinato a crollare. Con un’assemblea pubblica convocata da Confcommercio al ristodancing Luna Verde di Lugnano, tutti gli attori coinvolti dalla prossima chiusura del ponte di Lugnano e Cascina hanno fatto il punto della situazione. Presenti il sindaco di Vicopisano Juri Talgioli, il vicesindaco di Cascina Dario Rollo, la consigliera regionale dei Cinque Stelle Irene Galletti, il presidente della Provincia di Pisa, proprietaria del ponte, Massimiliano Angori e i rappresentanti dell’area industriale e commerciale di Noce, Luigi Cecchi (presidente Comitato del ponte) e Paolo Grazian (Caparol center).
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«Dopo l’ultimo incontro con i nostri associati – ha esordito Federico Pieragnoli, direttore di ConfCommercio Pisa – e confermate le tempistiche del progetto di recupero, abbiamo deciso di lanciare l’allarme e di coinvolgere tutto il mondo del lavoro e della politica, ad ogni livello». Per Confcommercio, infatti, la situazione vissuta a Pontasserchio solo qualche mese fa, con un calo del fatturato, in quell’area, del 30%, potrebbe ripetersi anche a Lugnano. «Se a Noce si ripeteranno le perdite registrate a Pontasserchio – ha spiegato – il fatturato di quest’area, che si attesta intorno ai 210 milioni di euro, calerà di circa 70 milioni di euro. Con conseguente perdita di 300 posti di lavoro».
È sulla base di questi dati che Confcommercio ha impostato il dibattito intorno alla prossima chiusura del ponte di Lugnano, poiché a dispetto della necessaria messa in cantiere dei lavori, l’associazione dei commercianti ha contrapposto la tenuta economica stessa del distretto industriale di Noce. «Siamo consapevoli che l’intervento di recupero sia necessario – ha concluso Federico Pieragnoli – ma allo stesso tempo, sappiamo anche che in questo periodo di congiuntura economica è possibile che una volta riaperto il ponte, non ci siano più le aziende. Chiediamo uno sforzo da parte di tutti per trovare una soluzione alternativa e a fronte dei 70 milioni di euro in meno di fatturato, a questo punto vogliamo che sia considerata anche l’opzione di un nuovo ponte (dal costo approssimativo di circa 3 milioni di euro, ndr )».
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Le ipotesi che comprendono la realizzazione di un nuovo ponte da costruirsi in parallelo a quello già esistente, o l’installazione di una passerella temporanea tipo Bailey (spesa prevista circa 2,5 milioni di euro), però, richiedono la partecipazione di tutti gli enti: locali, regionali e nazionali. Per questo motivo, per vagliare la fattibilità dell’ipotesi avanzata da Confcommercio, già da ieri il prefetto di Pisa, in rappresentanza del governo centrale, è stato coinvolto direttamente nel tavolo permanente creato ad hoc per il coordinamento dell’intervento di recupero del ponte di Lugnano e Cascina.
IL DIVIETO
Il ponte di Lugnano era sotto osservazione già dal 2016. Fondamentale, per capire lo stato della struttura, si è rivelato lo studio commissionato all’Università di Pisa, che portò nel luglio del 2017 alla decisione di limitare il passaggio a tutti i mezzi con peso inferiore alle 3,5 tonnellate. Lo studio evidenziò anche problemi relativi alla pila lato Lugnano. In quel punto il cantiere ricostruirà parte della scogliera di protezione, trascinata via dalle piene del fiume . Il ponte di Lugnano, lungo 130 metri, come tutti quelli costruiti intorno agli anni ’60 e ’70 del ‘900, paga le soluzioni costruttive in voga in quegli anni. L’intervento di consolidamento sarà attuato con il taglio in tre parti della soletta e l’inserimento di tre travi in acciaio. La chiusura totale al traffico del ponte non può essere evitata, poiché durante alcune lavorazioni specifiche, parte della carreggiata sarà sollevata dai piloni.
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