Il Tirreno

Pontedera

Rapinatore pentito si scusa con l’aggredita e le spedisce un assegno di “risarcimento”

Pietro Barghigiani
Rapinatore pentito si scusa con l’aggredita e le spedisce un assegno di “risarcimento”

L’uomo è stato condannato a 6 anni per svariati colpi anche nelle farmacie. «Sono dispiaciuto per quello che ho fatto» 

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PISA. Voleva rapinarla. Strapparle la borsa per poi svuotarla e vedere se il colpo poteva aver fruttato qualcosa. Era l’ottobre 2017. Un assalto da balordo. Lui in bici, lei a piedi di notte in centro. Scappò a mani vuote lasciando la donna dolorante a terra.
Nel frattempo il bandito aveva trovato il tempo di mettersi nei guai con una serie di rapine che quasi un anno fa si sono tradotte in una condanna 6 anni con rito abbreviato. Ha avuto il tempo per riflettere in cella Marco Bamonte, 34 anni. E ancora ne avrà. Dice di aver sbagliato. Lo fa in una lettera inviata alla professionista che nell’ottobre 2017 in via Gotti venne aggredita da lui. «Sono dispiaciuto per quello che ho fatto e per come mi sono comportato con lei» è il senso di quelle poche righe che racchiudono pentimento e desiderio di un’assoluzione personale. E per dimostrare una buona volontà che ai fini della pena è ormai inutile visto che la sentenza risale al marzo 2018, Bamonte nella busta con la lettera ha infilato anche un assegno di 100 euro.
Una risarcimento a favore della donna che spinse a terra per rubarle la borsa. Il rapinatore va oltre le parole che alla fine non costano nulla. Quei cento euro, trovati chissà con quali sforzi tra amici e familiari, sono il suo segnale di redenzione. O almeno l’affermazione di una consapevolezza di essere stato dalla parte sbagliata quando in quei mesi di follia si rese protagonista di rapine a farmacia e minimarket. Tentate e concluse con un coltellaccio da cucina. Sostiene di essersi pentito nella lettera scritta con una grafia minuta e in stampatello. E descrive, non come attenuante, una situazione familiare difficile.
Apre il suo cuore, e più prosaicamente anche il portafogli, a una delle sue vittime chiedendole perdono. Con quell’assegno, un circolare non trasferibile, quindi soldi veri, la “risarcisce”.
Un’altra persona rispetto a quella che di notte si avventò sulla professionista appena uscita da un locale in compagnia di un’amica.
Colpita da dietro e scaraventata a terra con violenza. Stesa a terra era riuscita a difendere la borsa ingaggiando una tira e molla con l’assalitore, volto oscurato da una felpa con cappuccio calato sul viso. Una resistenza che alla fine aveva convinto Bamonte a lasciar perdere. Era rimasto sempre in sella alla sua bici. Altri colpi erano andati a segno nei giorni seguenti. L’arresto interruppe una sequenza da emergenza sicurezza. In carcere ha ripensato a quella catena di errori. La lettera con l’assegno per placare i suoi sensi di colpa.

 

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