Lutto
«Senza accordo siamo pronti a togliere di mezzo i cavalli»
La minaccia riferita dal “mediatore” tra gli imputati e i proprietari dei purosangue, nel racconto del testimone i contatti per il riscatto: volevano un milione di euro
SANTA CROCE SULL'ARNO. «Mi dissero che se non fosse stato trovato un accordo avrebbero tolto di mezzo i cavalli». Marco Folli, 54enne allevatore e commerciante di cavalli bolognese, racconta le fasi vissute nel ruolo di “filtro” nell’udienza del processo per il rapimento di due purosangue del trotto, Unicka e Vampire Dany, spariti tra il 6 e il 7 marzo 2017 dalla scuderia Wave di Staffoli della famiglia Lami. Lo ha ricordato nella sua deposizione, il “cavallaro”, come si è autodefinito Folli, rispondendo alle domande di giudice, pm, parte civile e difensori dei due imputati: Francesco Scardi, 69 anni di Canosa di Puglia e Pasquale Esposito, 60 anni, di Napoli, noto driver e ora allenatore con base all’ippodromo di Agnano. Sono accusati di ricettazione in concorso e sempre in concorso di tentata estorsione. Per l’accusa, pm Fabio Pelosi, avrebbero chiesto soldi a Lami con la promessa di riconsegnargli i cavalli nel giro di qualche ora dal pagamento del riscatto. Cifre esorbitanti. La prima sparata fu di un milione di euro. Poi scesero a 500mila euro. E poi ancora a 250mila euro. Non si è mai saputo dove siano finiti i cavalli e se sono ancora vivi. L’ipotesi è quella della Puglia, nella zona di Foggia. Ma sono solo supposizioni.
«Gianluca mi disse di lasciar perdere e allora io gli consigliai di parlare direttamente con Esposito – ha raccontato Folli -. Si videro alla stazione di Firenze dopo il primo incontro a Napoli in cui i 50mila euro portati da Lami furono considerati lontani dalla cifra pretesa. L’incontro non portò a un’intesa. E poco dopo ricevetti la telefonata di Esposito che mi faceva presente la minaccia di chi teneva i cavalli di toglierli di mezzo in assenza di un accordo». Assenti gli imputati, in aula, davanti al giudice Maria Grazia Grieco, c’erano i difensori Giovanni Battista Pavone per Scardi e Sabato Graziano per Esposito. Presente anche Lami, parte civile con il suo legale, Nicola Zanin. La notizia del rapimento di due esemplari del valore milionario ebbe una risonanza nazionale, non solo nel mondo dell’ippica. Un giorno Folli riceve una telefonata da Esposito. Si conoscono da una vita. L’ex driver gli dice che può fare qualcosa per i cavalli.
«A quel punto vedo Lami e gli riferisco questa cosa – ha aggiunto l’allevatore –. Lui mi dice di andare avanti. Perché mi ha cercato Esposito? Perché nel 2008 aveva subìto il furto di un cavallo e conoscevo Pasquale. Mi sono mosso per aiutare Lami». E in quel momento il “filtro” diventa il contatto tra l’imputato e l’imprenditore del settore delle pelli di Santa Croce sull’Arno. Dopo diverse telefonate Esposito arriva al dunque. Dice di parlare per conto di persone «di cui bisogna fare molta attenzione» confida a Folli. «Un giorno mi telefona e mi fa: “Prepara 12mila 500 euro per 4 fattrici” - ha spiegato l’allevatore –. Io ho capito che servivano 50mila euro. È la cifra che indico a Lami che incontra Esposito nei pressi dell’ippodromo di Agnano. Mi telefona la sera dell’incontro. “Meno male che ho contato i soldi perché ho visto una busta sottile. Se li avessi portati a quelli avrei passato dei guai”. Dopo altre telefonate successive all’incontro con Lami non l’ho più sentito. Mi ero anche un po’ scocciato di fare da filtro». L’avvocato Zanin ha chiesto gli atti del processo per il rapimento del cavallo di Folli per capire se all’epoca fosse stato coinvolto anche Scardi, l’altro imputato che risulta aver avuto contatto telefonici con Stefano Tango, condannato per il furto del cavallo e ucciso nell’estate 2017.
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