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Pontedera

processo a venezia 

«Condannate a 10 anni il broker di Maniero»

Rubina Bon
«Condannate a 10 anni il broker di Maniero»

La richiesta della procura per il santacrocese Michele Brotini ma la difesa chiede l’assoluzione, giovedì la sentenza

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VENEZIA. Da un lato le dichiarazioni di Felice Maniero «che da 300 magistrati nel corso degli anni è stato ritenuto attendibile e tale è anche in questo procedimento», dall’altro la chiamata in correità fatta dall’odontoiatra di Fucecchio Riccardo Di Cicco sin dal momento dell’arresto a gennaio 2017. E poi le testimonianze raccolte e gli esiti delle rogatorie sulle banche svizzere. «Un materiale probatorio granitico come raramente ne ho trovati per fatti così remoti», ha detto ieri la sostituto procuratore Paola Tonini, gettando le premesse per chiedere la condanna del santacrocese Michele Brotini a 10 anni di reclusione per riciclaggio, oltre che la confisca dei beni in sequestro. Per la Direzione distrettuale antimafia di Venezia è stato il broker dell’ex boss della Mala, colui che l’ha aiutato a riciclare il suo tesoro di 11 miliardi di lire (anche se Maniero ha sempre parlato di 33). Dal giorno dell’arresto, più di due anni fa, Brotini è ancora in carcere.

Una pena, quella richiesta dalla pm, su cui pesano le aggravanti dell’agevolazione mafiosa e del reato commesso nel corso dell’attività professionale, oltre che l’esclusione delle attenuanti generiche. “Sconto”, quest’ultimo, che invece era stato concesso a Di Cicco, ex cognato di Maniero, imputato per la stessa vicenda, reo confesso e condannato a 4 anni e 10 mesi in abbreviato, quindi anche con la decurtazione di un terzo di pena per il rito. «L’aggravante dell’agevolazione mafiosa può essere ipotizzata solo in presenza di una organizzazione reale. Ma la Mala si era sciolta ben prima dei fatti oggetto del processo», ha chiarito l’avvocato Giuseppe Carugno che col collega Marco Rocchi, in un’arringa di quasi cinque ore, ha smontato punto su punto le accuse, arrivando a chiedere l’assoluzione per non aver commesso il fatto, suggerendo al collegio di valutare la prescrizione.

Le dichiarazioni di Maniero e Di Cicco per la pm «si attagliano perfettamente e non si può pensare che siano state concordate, vista l’animosità che ha mosso l’uno contro l’altro». I risultati delle rogatorie in Svizzera, dove è stato portato il patrimonio di Maniero, hanno dimostrato come Di Cicco sia stato presentato alla Deutsche Bank come cliente da Brotini e che nel fascicolo cliente al Credito privato commerciale fosse stato specificato «Contattare Michele». Per la Procura, la prova che si trattasse di Brotini. Di Cicco, poi, aveva autorizzato Brotini a visionare i conti. «Ma la delega non è mai stata usata, e comunque non era operativa», ha puntualizzato la difesa. E sarebbe Brotini anche «l’amico scemo» di cui Maniero parlava in un sms inviato a Di Cicco a novembre 2015 nel quale annunciava una sua visita in Toscana. La difesa ha usato toni forti nei confronti di Maniero e di Di Cicco, contestando in particolare l’attendibilità dell’ex cognato di Faccia d’Angelo. Come per quanto riguarda la consegna degli 11 miliardi: secondo Di Cicco avvenuta un giorno all’improvviso con uno scatolone, mentre Maniero non ricorda se la consegna fosse stata fatta in una o più tranche. «Di Cicco era un sodale di Maniero e gli ha rubato un sacco di soldi, dovendo dare la colpa a qualcun altro», ha tuonato l’avvocato Carugno. «Brotini è un capro espiatorio» a cui Di Cicco addossa la colpa degli investimenti sbagliati. «Ma non è stato Brotini a dare indicazioni su come investire». Che Maniero fosse un manipolatore che ha influenzato le dichiarazioni dei congiunti l’ha sostenuto l’avvocato Rocchi ricordando una intercettazione tra Marta Bisello e Lucia Carrain, rispettivamente compagna e madre dell’ex boss: «Ho dovuto dire quello che voleva lui... Sai com’è tuo figlio». Giovedì la sentenza. –

Rubina Bon

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