Gioco
Su quel corpicino martoriato la firma di una furia bestiale
pisa. Il corpo di Samantha ha parlato. E ha consegnato un testamento che a rileggerlo fa venire i brividi.
Quell’elenco di lesioni, riscontrate su un corpicino ormai debilitato nell’autopsia del professore Alessandro Bassi Luciani, è stato letto dalla Corte d’Assise d’Appello in un senso univoco: la bimba fu vittima di sevizie.
Un’aggravante che è costata a Tonino Kristic, patrigno della piccina, l’ergastolo evitato in primo grado.
Il pm Giancarlo Dominijanni aveva chiesto il carcere a vita e l’isolamento diurno per Tonino. Nessuna attenuante generica e l’aggravante delle sevizie. Era arrivata la condanna a 30 anni.
Nelle motivazioni della Corte d’Assise pisana l’aggravante della crudeltà era stata esclusa.
Ma sul punto nel suo ricorso a Firenze il pm aveva sottolineato che «quello che non torna nella motivazione della Corte è che l’aggravante contestata non riguarda la “crudeltà” (che giustamente occorre valutarla in relazione alla dichiarazione resa dalla De Olmo ritenuta inattendibile), ma le “sevizie” che, invece, trovano pieno riscontro proprio nelle lesioni riscontrate sul corpo della piccola Samantha, a cui il giudice di prima istanza ha fatto esplicito riferimento».
I segni sul cadavere e le devastazioni interne hanno inchiodato il suo aguzzino.
Un contributo post mortem decisivo. Kristic ha preso l’ergastolo anche per quello che ha inflitto alla piccola negli ultimi giorni del suo calvario. Il medico legale aveva trovato 38 lesioni sul corpicino della bimba, di cui ben 17 sulla testa, dalla fronte alle orecchie e alla mandibola, quasi tutte riferibili a un periodo di uno o due giorni al massimo.
Nessuna parte del corpo era stata risparmiata da calci, pugni e cinghiate.
Kristic ha «adoperato sevizie nei confronti della piccola Samantha con la condotta rappresentata anche dall’averla colpita con una cintura bagnata, con schiaffi, con uno stendino in ferro, di averle tirato con forza i capelli e, quando non reagiva più a tali aggressioni, di averla colpita con una scarpa provocandole tumefazioni sul 50% della superficie corporea».
Per il pm e da ieri anche per la Corte d’Assise d’Appello l’aver sottoposto la piccina a una supplizio del genere rappresenta «la prova più drammatica della sussistenza di tale aggravante ove la condotta risulta caratterizzata dall’adozione di specifici gesti volti ad infliggere patimenti efferati. E tale prova non risiede nelle dichiarazioni della De Olmo, ma sulle ferite e tumefazioni riscontrate sul corpo di Samantha ove la Corte di Assise di Pisa ha basato tutto il suo convincimento per emettere un verdetto di condanna».
Ferite mortali in un accanimento bestiale e gratuito che ora un Tribunale considera giusto punire con la pena dell’ergastolo. —
P.B.
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