Sicurezza
Ergastolo per l’aguzzino di Samantha la bimba fu seviziata e lasciata morire
In appello Krstic passa da 30 anni al carcere a vita. Annullata la pena di 10 anni della mamma: va processata per omicidio
Non solo l’ha lasciata morire in una baracca dopo averla massacrata senza risparmiarle alcun castigo corporale. Si è accanito con una foga animalesca su quell’angelo condannato all’inferno in terra per colpa degli adulti. Prima l’ha debilitata a suon di sevizie. Poi si è trasformato nel suo boia ignorando i soccorsi. Anzi, fornendo un indirizzo sbagliato al 118 causando un ritardo colpevole nelle cure. Uno che si rende protagonista di una sequenza del genere merita l’ergastolo.
È quello che ha deciso nel primo pomeriggio di ieri la Corte d’Assise d’Appello per Tonino Krstic, 32 anni, serbo, domiciliato tra Pontedera e Pisa. Carcere a vita per l’omicidio della piccola Samantha, 3 anni, uccisa il 27 aprile 2016 in un tugurio a Calambrone. In primo grado aveva preso 30 anni. Non erano state riconosciute le aggravanti delle sevizie e gli erano state concesse le attenuanti generiche. A Firenze la riforma della sentenza: le sevizie ci sono state e l’assassino non merita alcuna attenuante. E così si arriva al fine pena mai.
Ma ieri c’è stato un altro verdetto. Quello nei confronti della mamma della piccina, Juana Francisca De Olmo, 35 anni, dominicana. Il 3 luglio 2017, con rito abbreviato, era condannata a 10 anni per maltrattamenti in famiglia con l’aggravante di aver assistito a un reato senza averlo impedito. La Corte ha annullato la sentenza disponendo che la Procura chieda di processarla per omicidio volontario per condotta omissiva. Non aver protetto una figlia è la colpa che a una madre dovrebbe strappare il cuore. Per i giudici d’appello 10 anni sono pochi. E non avendo fatto la Procura ricorso perché la pena chiesta era stata poi concessa, in secondo grado su ricorso dell’imputato non poteva esserci un aumento. Di qui un nuovo giudizio con un’imputazione più grave.
Alessandro Silvestri è il difensore di Juana: «Alla fine si torna a Pisa per un altro processo. Si riparte da zero».
Il papà di Samantha, Stefano Castagnino, di Rapallo, ha ricevuto dal suo legale Nadia Solari la notizia mentre era al lavoro: «È una sentenza equa per mia figlia che mi fa credere nella giustizia come la intendo io» ha confidato all’avvocato che chiosa: «Non c’è gioia nel mio cliente, solo sollevato per un verdetto che rimanda alle immagini di sua figlia».
Non ci fu un barlume di umanità in quella baracca di Calambrone. Ci sono le probabilità, ma non la certezza, che se Krstic, difeso da Massimiliano Palena, avesse indicato nella prima telefonata alla centrale del 118 l’indirizzo giusto, forse la piccola Samantha si sarebbe salvata.
Si è sempre proclamato innocente spostando la responsabilità di sulla compagna. Un’assoluzione invocata anche ieri. È tornato in carcere con un ergastolo sulle spalle. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google