Il Tirreno

Pontedera

l’atteso rifiuto 

La Regione nega la onlus intitolata a Federico Zini

M.L.

Bocciata l’idea del padre  del giovane che uccise la ex  prima di suicidarsi. Proposta  contestata con una petizione  firmata da cinquemila persone

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SAN MINIATO. Come un fiume in piena che ha investito centinaia, anzi migliaia, di coscienze: quel “No” forte e chiaro ha risuonato in tutti questi mesi città dopo città, regione dopo regione, da nord a sud lungo lo Stivale.

È arrivata a quota cinquemila firme la petizione contro una Fondazione onlus intitolata a Federico Zini, il venticinquenne di San Miniato che nel maggio 2018 uccise la trentenne pratese Elisa Amato per poi togliersi la vita. Cinquemila persone si sono opposte dunque all’idea che potesse nascere una fondazione anti-violenza con il nome di chi quella violenza l’ha portata alle estreme conseguenze, fino a uccidere.

Contro l’idea di una onlus lanciata dal padre di Federico, Maurizio Zini arrivò anche il “No” unanime del consiglio regionale; fu grande l’indignazione suscitata in diversi ambienti di vario colore politico con la levata di scudi da parte di diversi consigli comunali (fra cui Prato e Montemurlo) e nei centri anti-violenza di molte realtà della Toscana (in primis il centro La Nara di Prato).

La petizione cartacea giunta a cinquemila firme è stata depositata lunedì mattina in Comune da Viola Erbucci, l’amica del cuore di Elisa che ha promosso l’iniziativa contro la nascita della Fondazione.

La onlus poi è nata ma la Regione Toscana ha negato personalità giuridica rendendola inattiva. Gli uffici legislativi della Regione, poi, si sono pronunciati il 3 dicembre e hanno ritenuto contraria all’interesse generale al contrasto alla violenza verso le donne l’intitolazione di una fondazione all’autore del femminicidio.

«La denominazione – motiva la Regione – nel sollevare evidenti sentimenti di sdegno, finisce per offuscare gli scopi della fondazione e, ingenerando confusione, reca pregiudizio all’effettiva portata operativa della Fondazione. In conclusione, la Conferenza dei servizi ritiene all’unanimità che la denominazione “Fondazione Federico Zini” sia connotata da un pregnante disvalore, che afferendo l’elemento essenziale previsto dall’articolo 16 del codice civile quale la “denominazione”, determina un vizio dell’atto di fondazione che ne impedisce il riconoscimento giuridico».

«Siamo contente sia per il riscontro che per il risultato della petizione – sottolinea Viola – oltre alle firme cartacee raccolte, bisogna ricordare anche le quattromila arrivate online. Il nostro messaggio è passato, almeno in chi ha voluto recepirlo. Ma c’è tanta strada da fare quando si parla di contrasto alla violenza di genere». Contenti per la decisione della Regione anche i consiglieri Pd Nicola Ciolini ed Enrico Sostegni: «Siamo soddisfatti per questa decisione, che va nella direzione che avevamo indicato anche con un voto all’unanimità del consiglio regionale. Le parole sono importanti e, nel caso del nome di una fondazione, con l’intitolazione a una persona che si è macchiata di femminicidio, lo sono ancora di più». — M.L.

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di Redazione web