Soldi dall’amante poi incassati dalla moglie: coppia a processo
Lui (44 anni) è accusato di circonvenzione di incapace, lei (27) di riciclaggio. La vittima è una 56enne che nel tempo ha firmato assegni per 70mila euro
PISA. Si erano tanto amati. Lui, lei e il carburante della storia sotto forma di una sequela di assegni capace di alimentare una liaison tollerata dalla moglie dell’amante grazie agli euro che finivano sui conti correnti della famiglia.
Alla fine il costo della relazione più o meno clandestina era arrivato a 70mila euro. Quando il flusso di denaro si è interrotto anche la corrispondenza di amorosi sensi ha avuto uno stop da parte dell’uomo. Di qui la querela della donna che si è sentita presa in giro nei sentimenti e alleggerita nel portafogli. Ora il ménage è finito in Tribunale con la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pm Giovanni Porpora per Arben Tina, 44 anni e la moglie Sara Grilli di 27, residenti a Santa Croce sull’Arno, difesi dall’avvocato Massimo Parenti. Lui è accusato di circonvenzione di incapace, lei di riciclaggio. L’amata abbandonata, 56 anni della provincia, vittima della sbandata con l’effetto collaterale di perdere una valanga di soldi, si è costituita parte civile con l’avvocato Leopoldo Citi. La coppia aveva chiesto di patteggiare, ma il pm aveva condizionato il parere favorevole alla restituzione dei soldi. Alla risposta dei coniugi di non aver più nella loro disponibilità la somma che la 56enne sostiene di aver versato, e i titoli di credito lo confermano, il rito alternativo è stato accantonato. Ora ci provano con un abbreviato formalizzato ieri mattina davanti al gup Giulio Cesare Cipolletta.
La storia, che di romantico forse aveva solo il batticuore della donna illusa di aver trovato una persona che le volesse bene, inizia quando il 44enne fa capire alla donna che potrebbe esserci qualcosa di più di un’amicizia. I due si conoscono e per Arben non è difficile entrare in confidenza con la 56enne che un deficit cognitivo lieve, ma sufficiente per essere certificato a livello medico. Si vedono, si incontrano. Lei è convinta di aver trovato un compagno. Che, di contro, confida alla moglie la nascita di un triangolo amoroso la cui base è ben piantata sugli interessi economici che il flirt può portare alla coppia di Santa Croce.
La compagna non si indigna. Anzi, asseconda l’attività del marito e accetta gli assegni che versa sul suo conto corrente. Di qui l’accusa di riciclaggio per aver “ripulito” i soldi ritenuti di provenienza illecita attraverso l’inganno architettato e portato avanti dal coniuge approfittando delle condizioni psichiche della 56enne.
Arben in più occasioni chiede soldi alla donna. Le dice che servono per la sua famiglia, che lui ha delle spese da sostenere. Lei lo accontenta e inizia a firmare cheque da qualche centinaio di euro a diverse migliaia.
La contabilità del legame arriva a 70mila euro. Il tetto massimo oltre i quale la donna non può andare. E allora inizia l’allontanamento dello spasimante più giovane di 12 anni. Per la donna più che l’amore sono finiti i soldi. Che l’uomo non le vuole restituire. Un addio doloroso e, con il senno di poi, costoso. Che adesso diventa una storia da dover raccontare in Tribunale. —
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